Tag ‘viaggio’

I passi rallentati

sabato, gennaio 9th, 2010

I marciapiedi conservano le storie. Sopra di loro i passi veloci e lenti della gente lasciano segni e rimangono nella memoria del pavimento; nei mozziconi di sigaretta gettati con rabbia, nelle gomme da masticare sputate, nelle pagine dei quotidiani volate via per il troppo vento quando un uomo si tiene il cappello ci sono le tracce di coloro che li hanno calpestati. I copertoni delle biciclette disegnano linee continue che si intrecciano con quelle tratteggiate dei vecchi con il bastone – li si riconosce dai punti meno fitti che passano accanto al binario principale delle scarpe da passeggio, – persino i bambini portati in braccio, attraverso le madri, comunicano la loro presenza ai marciapiedi.

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Il vagone fantasma

sabato, luglio 26th, 2008

Appunti su Moleskine. Il seguente brano è la revisione di frasi abbozzate sul taccuino. La data in cima alla pagina dice 26 gennaio 2008.

Parma, stazione diSono salito su un vagone vuoto: intorno c’è solo la fredda assenza illuminata dai neon. Una di quelle luci si accende e si spegne tentando di seguire un ritmo quasi regolare, è guasta, ma forse sbaglio: può darsi che quell’immagine da film horror provenga da un altro sogno. Mi volto. Fuori, con un piede sul marciapiede e l’altro sul gradino pronto ad appoggiare il movimento della gamba piegata, un’anziana coppia mi ha chiesto se quel treno andasse a Pesaro. «Pesaro» ho ripetuto quasi con tono interrogativo, poi ho annuito: una comunicazione essenziale. Ho fatto altri due passi e guardando dal vetro della porta della carrozza ho visto sagome invisibili disegnate da sedili liberi; ho girato la maniglia e sono entrato.

Ho caldo. Per raggiungere la stazione, deserta, ho quasi corso — guardo l’orologio, sono le 5.30 — perché non ci sono autobus a quest’ora e una lunga passeggiata è l’unica soluzione per prendere il treno e arrivare in tempo all’appuntamento. Ho caldo, ancora, la sensazione si amplifica appena mi siedo e il maglione che indosso mi stringe il collo, abbracciandomi, come una fastidiosa amante. Tiro qualche respiro profondo e riprendo fiato: ritorno consapevole della mia presenza.

Mi guardo intorno: sono in un vagone fantasma — sono solo — come la città nuda a quest’ora che si fa attraversare in vie come vene solo dal silenzio. Mi specchio, a destra e a sinistra, sui finestrini, vedo me, impercettibile il cartello blu fuori con la scritta Ancona inizia a muoversi: il treno sta partendo.