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Passano e danno un colpetto sul tavolo

Martedì, Giugno 16th, 2009

Passano e danno un colpetto sul tavolo oppure strusciano le mani sulle sedie a coppia dal lato del corridoio. È un gesto prevalentemente maschile: poche ragazze fanno lo stesso quando sfilano coi seni, pance obesi oppure come modelle anonime coi sederi un po’ larghi perché ingegneria ti segna. Camminano e, quando trovano i posti disoccupati, tentano anche di fare venti metri di carezze al metallo degli schienali delle sedie. Sapete i bambini quando “suonano” i paletti delle recinzioni intorno ad anonimi palazzi con giardino condominiale? L’azione non si differenzia di molto: la soddisfazione nelle loro teste, non so.

È terribilmente irritante. Io sto tranquillo, penso alle mie cose e arriva il coglione che «tan!!!» fa suonare sedia/tavolo perché sono un tutt’uno: non mi sono mai chiesto se ci prova gusto; ho sempre soffocato il fastidio con la stessa velocità dello smorzamento delle vibrazioni. Poi, in realtà, il fastidio dominante sono le chiacchiere delle ragazze del tavolo accanto che, per studiare meglio, scelgo sempre errori genetici o antipatiche croniche: così mi distraggo meno.

Sui bordi del tavolino

Martedì, Maggio 26th, 2009

Seguo con la coda dell’occhio
rotolare giù verso i bordi tappi
e precipitare dal tavolino zoppo.
Su, un manipolo di bottiglie
allineate per errore in guerra
vivono una trincea bicolore
e attendo il mio turno, ebbro,
finché il quel riflesso nel vetro
non si dissolverà.
Sposto con la mano un sogno.
lo stolto avrebbe detto, scarso:
«Sei folle, ragazzo (vecchio).»
È un incubo e il baro perde:
precipito un bicchiere a terra,
ne sento l’urto, uno schiaffo,
stavolta incolore; l’ho fatto:
c’è un cadavere sul pavimento.
Rotolo sui bordi del tavolino:
è uno strano presentimento,
ma sono vivo (come non mai).
Mi guardo cadere/risuscitare
e tutto è uguale, ma vinco io…