La moquette sul soffitto attutisce i passi svelti dei pensieri
Martedì, Giugno 23rd, 2009Non commento. Facebook s’incaz*a se tento di scrivere qualcosa; ogni parola appesa un articolo, a una foto, a qualunque altra “libera” espressione virtuale rimane lì, immobile e non pubblicata. Non posso dire d’averci fatto il callo perché sarebbe anch’esso virtuale, cioè una chimera. Il messaggio di risposta proposto dal sito è lo stesso di una settimana fa: “You are blocked from making wall posts due to continued overuse of this feature”. Attendo.
L’estate è immaginaria – c’è qualcosa di vero stamattina? – e soffia un’aria fredda da destra a sinistra, poi torna indietro, da sinistra a destra: nessuno sembra essere a proprio agio con le maniche corte. Il corridoio verde, che ha almeno altri tre nomi, lo chiamavamo «corridoio magico» con il Red quando uscivamo dal bar, dopo un caffè, e lo percorrevamo lenti e sbadati con camminate diverse dalle sfilate delle ragazze di Edile e Architettura; oggi a quota 155 è freddo: strano. Non importa: se tutto dev’essere falso lo è anche la temperatura. Fuori il cielo è fotograficamente interessante, ho appena visto, ma non scatto nessuna foto: vi interessa il porto di Ancona?
Erano le 8.02 quando ho occupato questo tavolo. A quell’ora accanto ce n’era un altro vuoto. Prendo spesso questo posto perché adoro osservare le persone da vicino e chiedermi domande su coloro che occupano il tavolo di fianco e finché nessuno si siede immagino chi può mettersi lì con l’avidità innocente del bambino che sta per scartare un regalo nel giorno del suo compleanno. So che è un’esca: questi sono posti ambiti. La rete wireless viene attivata alle nove e fino a quel momento mi occupo di altro.
Eclipse va. Ho “aggiustato” il codice del plugin, provato il programma d’esempio, commentato qualche riga perché sennò non ci capisco più niente; l’acronimo CHS sta ad indicare l’insieme di coordinate per raggiungere un blocco del disco e qualche contraddizione tra i costruttori della classe l’ho risolta con impeto fascista! (Marco, ho modificato facendo in modo che il mio codice funzioni come nel main d’esempio.) Devo prendere un appuntamento per far vedere l’andazzo generale del progetto: forse giovedì quindi ho tempo.
Filippo è un disertore. Avevo l’impressione di essermi messo d’accordo con lui per vederci stamattina in facoltà ma: 1) ho capito male o 2) lui ha perso il treno oppure 3) la musa l’ha raggiunto a casa e sta facendo l’artista. Stamattina si sarebbe lavorato alla tesina per un altro esame, uno di quelli che mi mancano perché io ho il lusso dell’imbarazzo della scelta. Filippo ancora non c’è e stamattina sentivo d’aver preso il tavolo giusto: a sinistra c’è una ragazza biondina con un’amica, niente di ché; a destra ci sono due tipe, una è carina, ma ha il seno piccolo per essere una «tua» musa. Ogni tanto sfila una studentessa e in mano porta fogli più grandi di lei. L’aula alle mie spalle è piena di gente che sta studiando e chiacchierando: c’è anche l’amica della musa, la musa di Filippo, ma non ho visto lei.
Ora ho fame. Accanto si è iniziato a parlare di foto (paesaggi) e giardini botanici: io sto zitto perché non ne capisco niente. Mi sono alzato alle 5.20 e non mi pesa perché pure il sonno è un’invenzione della mente. Se esce qualcuno dalla porta di fianco e mi pianta un coltello nel fianco avrò novità da raccontare.

