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Le passeggiate piccole

Sabato, Aprile 4th, 2009

PrimaverileLe passeggiate piccole sono finite tutte. Quelle brevi, piuttosto domestiche, prevedono un nomadismo con partenze e destinazioni ben fissate; camera-bagno, bagno-cucina, cucina-camera, camera-camera; al limite si giunge a quel camminare convulso tra la finestra e la porta, la signora che porta a pisciare il cane e la locandina di un film erotico-politico giapponese (in bianco e nero). Il giro dell’isolato e quello adiacente, però, è il tipico esempio di passeggiata piccola: è forse il dover salire e scendere le scale di casa a rendere completo l’atto, più vero.

È primavera e ce l’hanno detto i calendari sfogliati e spogliati: un marzo del caz*o fa la spia sui nostri peccati e ci illude con un giorno di sole e due d’inverno, come se le stagioni stessero giocando a poker e quando tocca all’inverno ci impiega sempre il doppio. «Pioggia o sereno la primavera è nel cuore di chi la desidera e l’accoglie» dice l’inquilino del secondo piano del palazzo di fronte mentre affacciato alla finestra si mette in linea col mirino della mia pistola fantasma con proiettili d’argento: posso sparare, se vuoi. Non servono più i romantici in questa crisi mondiale: bastano le sensazioni, più economiche, di un presente che si lascia sfiorire in passato, ignaro che febbraio stava bluffando.

Fuma le margherite del giardino. Riesco a vedere da qui quel ragazzo soft-punk che le raccoglie per rollare sigarette anarchiche, oniriche: l’effetto dei fiori, figli dei fiori, sta nel fumarsi petali conditi di smog e urina di gatti; sono finite le guerre per la pace, per incoerenza, perché è più saggio fare guerre per le guerre, senza contraddizioni. Se lancia la palla più di là il bambino col berretto rosso dovrà scavalcare il muro e correre su un campo minato d’ortaggi per finire lì in centro, dov’è la sfera dello stesso colore del cappello, presa a calci un attimo prima, lì dove come una X su una mappa il vecchio, vigile guardiano del suo regno, urlerà: «Che devi fare?»

I gatti per strada si vergognano di far l’amore e senza la conoscenza delle tecniche di seduzione si sfidano in timidezze prima che l’istinto animale abbia il sopravvento e concluda con una scopata l’intenzione di primavera che si respira nell’aria poco prima del tramonto. C’è un gatto nero che solitario si porta appresso la rabbia e la sfortuna, come un bagaglio subisce il peso del suo colore e la sua natura maledetta che l’ha reso un essere ostile e non un nobile felino. Alcuni passi attraversano la strada e una macchina che frena troppo tardi fa udire il rumore dei propri freni.

L’oroscopo parla sempre bene e se ne frega se fuori è caldo o freddo: il bollettino astologico racconta di nuove relazioni, lavori redditizi e buona salute. La prima allergia al polline scarabocchierà maledizioni alle stelle che secondo quella copertina erano in una posizione favorevole, ma sessualmente scomoda. Dio intanto guarda quanto siamo buffi, dio lo sa come si gioca a Risiko e non perde mai a Monopoli: usa un microscopio gigante per vedere dove sono io nella mia passeggiata piccola ora finita.