È sabato
Sabato, Maggio 9th, 2009
È sabato e io lo lascio morire senza cibo, senza bere. Dimagriranno in fretta le ore e, disidratandosi, rughe come crepe profonde nei terreni aridi inseguiranno le strade, tutte quelle sbagliate, fino a congiungersi con giovedì – giovedì?, o un giorno a caso. Tradisco il sole, tradisco il cielo, tradisco me e lo spazio intorno, le contingenze paramilitari di un altro weekend sgorgante nulla immenso e disinfettato. Se c’era una X da qualche parte, sul calendario porno amatoriale o sulla mappa stradale fotocopiata, sulle cartine adatte per rollare, io non me ne sono accorto: scusate. A centoventitrè all’ora ho sterzato in rettilineo per inventare una curva e non c’è stato nulla da fare: rotolando, urtando, la direzione è rimasta la stessa, solo un poco più scomoda.
Shopping, pensavo. Ho abbandonato ogni proposito di compere necessarie rimandando tutto a domani – no, domani è domenica!, comunque altrove; – non mi va. Due centri commerciali: io al centro; qua e là, nulla fuorché me, noia stanca. Odio i traffici dei corridoi “aria-condizionati” e i tamponamenti involontari nelle corsie di sorpasso per gli scaffali di assorbenti e lozioni per capelli grigi: avevano detto ch’era una scorciatoia. Poi c’è il chiacchiericcio complice del consumismo, la radio agli altoparlanti che passa musica rumorosa, i bambini che vogliono questo e quest’altro – non ci hanno capito niente – e non hanno vissuto gli anni ottanta. L’utopia della cassiera è vedermi coi soldi precisi e un sorriso di plastica. Ammiro la vetrina di un negozio e nel riflesso c’è un serial killer con un coltello alle mie spalle: in saldo i sicari costano meno, ma oggi no. Un bicchier d’acqua: nessun acquisto; sto qui.
È un tempo buono per il mare, per il cane da portare a spasso. Me ne esco ma solo con l’immaginazione. Amo l’asfalto sfatto che neanche in tempo d’elezioni aggiustano e in ogni buca sputo una pozzanghera che dopo un anno sarà un lago e poi un oceano ma io sarò affogato prima. I papaveri stranamente crescono sui bordi dei marciapiedi: i campi incolti muoiono dall’invidia. Fumo polline antiallergenico e le api fanno orgie nei miei polmoni così per distrazione. Ogni abituine, passeggiando fuori, diventa cosa nuova e fantastica: dove sono i bambini che giocavano a pallone per strada?, sono morti davanti la tv.
Dopo le cinque mi faccio schifo. Un colpo d’indice e i soldatini di plastica sono tutti morti: sono sovversivo; prendo, vado; ogni dove sarà migliore di me.


