Mercoledì
Mercoledì, Maggio 13th, 2009Che fare un mercoledì sera ad Ancona? Mi lascio morire, come il mio solito. Solo domattina mi accorgerò di non esser riuscito nell’impresa e, presa consapevolezza d’aver scavalcato la metà settimana, penserò ai giorni successivi.
Soffoco e non è una sensazione fisica: magari lo fosse, giustificherei quei due o tre capelli che cadono nei minuti dispari della giornata. Aspetto. Non è una reazione saggia: ogni meccanismo di autodifesa psichica collassa contro la realtà in un urto. Mi definisco ottimista per approssimazione perché, sì, dico che il mio è realismo – quello che voi chiamate pessimismo – ma non è così nero come credete: è che mi vedete in ombra. Oggi è mercoledì e tutto questo non conta.
Scrivere senza brutta copia è un dispetto che di recente mi concedo, come un capriccio che da piccolo avrei saputo gestire meglio: ora non più; sono diventato incapace, inadatto, comunque faccio; non mi spaventa litigare con l’aria respirata che mi circonda, né con me anche quando non guardo quella figura allo specchio che pretende di assomigliarmi. Cosa vuoi che sia un post sul blog?, chi pensi che lo legga? Me ne frego dello stile per non rispondere alle domande. Fuori un taglia erba fa da sottofondo musicale ad una notte insipida; a tratti motorini impennati e macchine col freno a mano interrompono il concerto monotono; niente di che!
Devo cambiarmi. Il glorioso “abbigliamento da casa” è in parte steso sul mio letto. Indosso una vecchia t-shirt rossa mitragliata all’altezza del collo: questi fori hanno un qualcosa d’artistico ed evocativo che a poco a poco comprendo. Mi toglierò dapprima le scarpe, ballando scalzo musica che non conoscete; poi metterò i pantaloni della tuta e volterò pagina: occorre pur scrivere ogni tanto, quando la luce è poca o non ho voglia di far foto. Ho una necessità di comprendere me stesso che viene superata solo da una voglia strana e mal definita nascosta da una nebbia che non c’è. Quindi, ora, mi cambio.
Fatto. Ho trascorso in silenzio quasi venti minuti riassumendo l’intera giornata: non ha senso uscire; penso d’esser stanco. Non so… Mi lascio morire, ma non sono bravo; domani sarà di nuovo… Sarò di nuovo me.



