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Imparai precocemente a leccare i francobolli

Mercoledì, Settembre 2nd, 2009

ParoleMantengo ricordi piuttosto nitidi delle mattine passate nell’ufficio postale poco distante da casa. Ci andavo sempre con mia madre, ero piccolo, per pagare la bolletta della luce, del gas o del telefono: queste cose qua. In realtà la coda, quando c’era, durava più o meno due o tre persone a quei tempi – era prima del ‘90, – e non penso di aver aspettato in fila mai più di dieci minuti, ma per un bambino anche un breve intervallo può apparire un’eternità: la noia dilata il tempo come un elastico.

Le sensazioni dell’ufficio postale erano tante: quando sei piccolo anche lo spazio è espanso e tutto ciò che contiene trasmette emozioni e pronuncia domande come quei perché? ricorsivi che fanno la rabbia dei genitori. Avete mai avuto un padre ingegnere che a due anni vi spiegava l’alba descrivendo il moto della Terra intorno al proprio asse? Io no, ma so di avere le carte in regola per essere un “cattivo” genitore. «Perché non lasci mai un commento?»

Della fila un po’ confusa ricordo le persone. Qua si conoscono tutti, si salutano, fanno grandi sorrisi; solo nei gusci domestici, al riparo da orecchie profane, poi, parlano male l’uno dell’altro ma non verranno a saperlo subito: sarà la voce del paese (è piccolo) a soffiarlo nell’aria attraverso quella misera ragnatela di vie che non conta cinquemila anime. In coda, riprendo, non c’era un ordine preciso: c’era un’apparenza di ordinamento; i più procedevano paralleli perché, in piccoli gruppi – fino a tre persone, coinvolgendo la coda accanto ,– si mettevano a discutere degli argomenti più vari. Lì si scriveva la cronaca locale, ma il giornalista in un posto come questo è un mestiere che non rende!

Quando arriva il nostro turno? Non arrivavo al banco e vedevo le fessure nel vetro dalla mia bassa statura. Smettevo di lamentarmi e mi accorgevo del ruolo a noi concesso (accanto c’era mia madre): dietro due individui di mezza età stavano chiacchierando, a volte rivolgendo lo sguardo in avanti, qualcuno spiando anche me; aspettavano; io ero il primo della fila. Il tintinnio delle monete da cento lire di resto era inconfondibile; peggio del finale di un film western sapevo che dovevo andare e uscivo preso per mano solo per il primo tratto di strada perché poi la disciplina la imparavo da me.

Riconosco poco l’ufficio postale oggi e solo per un breve periodo della mia vita ho collezionato francobolli, però so per certo d’aver imparato presto a leccare quelle piccole immagini da retro di una busta: a casa ero io che lo facevo quando si doveva inviare qualcosa e stasera che avrei pronta anche una lettera come faccio a spedirla senza conoscerne il destinatario?