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Corridoi

Giovedì, Luglio 9th, 2009

[Tu, lettore, immagina quello che io non scriverò.]

Quindi fuggo. Di starmene qui, tra quattro pareti spoglie, l’armadio vuoto e la scrivania solo un poco coperta di appunti, non ne ho più voglia. Fisso per l’ultima volta ogni dettaglio della stanza per imitare distrattamente Cincinnatus C., personaggio del romanzo Invito a una decapitazione di Vladimir Nabokov: non trovo il ragno così familiare e manca pure una fessura piccola da cui scorgere l’alba e il tramonto; tengo la serranda abbassata perché il sole alto batte forte da quel lato. È caldo.

È luglio e non mi posso lamentare. L’estate violenta il giorno e la notte non mi risparmia dopo che per tutto il pomeriggio la luce solare ha versato da questo lato il suo calore. La mia stanza diventa un forno e non si riesce mai a prender sonno quando la sera si è stanchi. Spesso penso e nessuno immagina tutte le parole che potrei scrivere facendole sbocciare come fiori inaspettati in primavera e sogno meglio di quando dormo…

Torno indietro nel tempo. Ho deciso di fuggire: ovvio che qualcuno mi ritroverà qui o altrove; è chiaro anche che c’è qualcuno che io voglio incontrare, ma ora scappo. Evado dal calore umido della mia stanza: fino alle 19 è aperta la biblioteca e penso che mi rifugerò là. Ho scoperto solo di recente il clima che si prova studiando in quel luogo: forse non ho mai conosciuto il silenzio seppur spesso so stare solo; continuo con altre domande, ma non ve le racconto. Porto con me i fogli da leggere, così maltrattati da far compassione, un quaderno e l’astuccio. Il quaderno mi serve per scrivere: poesie?, racconti?, cosa? In parallelo vedrò allineati gli scaffali coi libri e corridoi tra di loro; in fondo c’è la lunga vetrata dove entra tanta luce; in silhouette si vede me e io prendo nota, io scrivo.