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Una settimana e il silenzio non ha più voce

Domenica, Giugno 14th, 2009

Gilberto Taccari's Facebook PageDomenica scorsa, 7 giugno 2009, finiva la mia “attività libera” su Facebook. Esattamente una settimana fa mi veniva tolta la possibilità di lasciare commenti ad ogni elemento pubblicato nelle bacheche dei contatti e nella mia: il malfunzionamento era prima educatamente taciuto con un messaggio “Please try again later”; ora, invece, appare una cornice con dentro le spiegazioni del blocco che io, buongustaio, lascio in inglese per far sì che non si perda nessun minimo significato nella traduzione verso l’italiano.

Gilberto Taccari è diventato un account a “senso unico”: posso solo pubblicare i contenuti, ma sono privato dei commenti per interagire coi miei contatti; funzionano la chat e la messaggistica interna del sito, ma per quanto tempo ancora non lo so. Il motivo del blocco è spiegato con un presunto abuso delle funzionalità di FB – in questo caso quella di poter commentare i post – anche se io non mi sono accorto e non sono stato avvertito di una soglia di uso massimo del servizio. Domenica, poi, cosa ho fatto di illecito? Ricordo che ho scritto molti commenti, questo sì: era nella segnalazione di un gruppo del tipo “Italiani si nasce, non si diventa”, la foto allegata mostrava un politico italiano di nome Benito Mussolini; avevo commentato l’adesione di un mio contatto e subito, a molla, mi si erano gettati contro gli amanti della patria e i nostalgici della cara e amichevole dittatura fascista. In realtà sono stato molto educato, ma loro mi hanno fatto capire che sono uno sputo, un italiano nato sbagliato: pazienza, dio o il duce erano distratti, ahimé! Dovevo star zitto.

Ora eccomi qua e scrivo poco. Il mio silenzio non ha più voce e l’etichetta Like con il pollice alzato funziona meno di un codice Morse quindi tanto vale starsene lì buoni e attendere che “blocks can last anywhere from a few hours to a few day.” Sono incastrato da un sistema informatico e mi chiedo pure se è salubre cambiare ancora status, pubblicare foto e fare queste-cose-qua; FB aggiunge “Unfortunately, we cannot lift the block for you.” Qualche giorno fa ho sistemato la pagina fan creata qualche tempo fa da Tania (che non mi caga più) per una scommessa e ho invitato nella maniera meno invasiva possibile i miei contatti a iscriversi lì in modo da mantenersi in contatto con me quando deciderò di cancellare l’account e tentarne uno nuovo per rimuovere il blocco da me. Stasera non scrivo in bacheca.

Spettatore di bar

Venerdì, Settembre 5th, 2008

Immagine di Bar sport DuemilaNabokov perdonerà la scappatella con Stefano Benni, un intervallo necessario perché Il dono non è un libro semplice: è piacevole – adoro la capacità dell’autore russo di mettere insieme parole e provocare emozioni e visioni – ma richiede un’attenzione particolare, fuori dal comune e rara in un’estate caldissima.

Bar sport duemila è un libro rapido e vivace che scorre come un sorso d’acqua alla fontanella dei giardini pubblici. Stefano Benni racconta storie da bar: lo penso ben vestito non appariscente seduto solo ad un tavolino a lato mentre scruta i diversi tipi di avventori dai riflessi degli specchi e dai vetri delle bottiglie tinti dai colori delle pozioni che contengono; scrive. Vengono così tracciati i contorni e colorati gli spazi (curando le sfumature) che sulla tela appesa all’angolo dei nicotinomani rappresentano il Bar sport duemila.

Una bella sorpresa. È la sintesi del mio primo “incontro” con Stefano Benni che non conoscevo se non per sentito dire. Nelle pagine del suo libro c’è tutta la bravura di un autore che sa guardare, sa inventare micro-esagerazioni e sa raccontarle proprio come i migliori frequentatori di bar mentre io, secondo spettatore, nella sedia più lontana, alzo la tazzina per portarla vicino alla bocca e soffiare sul caffè che scotta.