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Un cellulare

Domenica, Luglio 5th, 2009

Correre04Non vado spesso a correre. Per questo motivo perdo in poco tempo il fiato: mi sono sufficienti dieci giorni senza uscire a ricevere aria che già ho l’allenamento di un professionista della poltrona e mi odio (senza esagerare). Adoro, quando ho tempo, inseguire chi va più veloce di me e, goffo, fare la stessa strada; poi, dopo il passaggio a livello c’è la salita dove finisce la strada asfaltata: inizia la “libertà” polverosa delle vie che cavalcano le colline.

Oggi è sabato: prima ha piovuto, ma il sole ha concluso la giornata, puntuale per il tramonto. Esco. Infilo le scarpe, controllo le chiavi di casa, afferro il telefono – non si sa mai – e scendo le scale. Dopo dieci minuti, forse meno, calpesto gli ultimi metri di asfalto: l’orizzonte in salita mostra la fila dei pali dell’elettricità, qualcuno è inclinato; a destra, invece, l’oro colore del grano si sta spegnendo, sbiadisce con la velocità del sole mentre si nasconde basso.

Corro. Faccio sempre la stessa strada, ma non mi assale la noia: la stanchezza anticipa e io mi gonfio di soddisfazione nel sentire le gambe indolenzite, l’aria che mi colpisce in volto, il fiato che manca ma non muoio. Intorno si aprono paesaggi conosciuti e per ogni stagione di diversi colori: non sopporto le case che spuntano rare qua e là negli incroci delle linee dei campi, ma non posso farne a meno: esistono. Più volte ho visto i quei luoghi pensando a foto sempre rimandate, poi dimenticate. Oggi no. Ho rallentato la corsa, un passo veloce, poi lento, infine fermo: c’erano scenari curiosi, abbandonati, interessanti e, come lo scrittore prende appunti sul moleskine, io avevo con me un cellulare economico – non si sa mai, conviene portarlo – e la sua piccola fotocamera di qualità bassa-bassa.

Ho osato. C’erano delle vasche vuote, c’era il tramonto. Per una volta non mi sono neanche vergognato di post-produrre foto fatte con un cellulare e poi messe online: non sono granché, sono idee, appunti; al momento bastano.

(Altre foto nell’album Facebook: Appunti distratti di quella cosa chiamata esistenza.)