NAT con iptables. Condivisione di una connessione

Domenica, Agosto 30th, 2009

iptables, applicazione per modificare le regole di firewalling in ambiente GNU/Linux, permette anche di attivare un sistema di NAT. La tecnica di Network Address Translation maschera gli indirizzi in ingresso ad una interfaccia di rete con l’indirizzo IP della macchina dove le regole sono impostate e li fa uscire su una interfaccia di output: in questo modo è possibile, ad esempio, condividere una connessione di rete con un’altra macchina.

Di seguito c’è uno script BASH per attivare il NAT sui pacchetti entranti nell’interfaccia di rete eth1: essi vengono inoltrati attraverso l’interfaccia eth2.

#!/bin/bash

# Script che imposta le regole per effettuare NAT con un sistema GNU/Linux.

IPTABLES=/sbin/iptables

# Interfacce di rete interessate dal NAT
IFIN=eth1	# Interfaccia di rete verso il computer locale
IFOUT=eth2	# Interfaccia con accesso alla rete esterna

# Regole NAT
$IPTABLES -t nat -A POSTROUTING -o $IFOUT -j MASQUERADE
$IPTABLES -A FORWARD -i $IFIN -m state --state RELATED,ESTABLISHED -j ACCEPT
$IPTABLES -A FORWARD -i $IFIN -o $IFOUT -j ACCEPT

# Abilitazione ip forwarding
echo 1 > /proc/sys/net/ipv4/ip_forward

L’ultimo passo, da effettuare sul client che sfrutta il NAT, consiste nella modifica della tabella di routing. Da utente root basta eseguire da shell la seguente istruzione dove ip_address è l’indirizzo dell’host dove sono attive le regole di NAT.

alice:/# route add default gw ip_address

Passione Flash e AMD64

Domenica, Agosto 30th, 2009

30 agosto 2009 – La battaglia tra l’autore del blog e la tecnologia di casa Adobe, Flash, sembra conclusasi. Era l’autunno del 2006 quando l’acquisto del portatile, primo e unico, inaugurò la convivenza con l’architettura AMD64: Debian GNU/Linux, un suo port allora non ufficiale, aveva appena i software più diffusi compilati per la CPU AMD; le guide online per l’installazione della distribuzione erano striminziti articoli e ogni informazione in più valeva come un tesoro. Nella barca dei pirati, però, c’era vento forte: ben presto il sistema operativo e le applicazioni intorno raggiunserò la maturità necessaria per supportare l’architettura a 64 bit.

Flash, fino a stamattina, è rimasto un tabù. Nel corso degli anni – ricordo che la storia inizia nel 2006 – si sono rincorse diverse soluzioni per usare al meglio la tecnologia Adobe, ognuna con pro e contro, ma nessuna troppo convincente per giustificarne la mia adozione: sono un “pioniere” (con quale diritto poi?) di GNU/Linux su AMD64 e su quel tipo di macchine ho sempre installato un sistema a 32 bit da avviare in chroot; così ho sempre avuto la mia seconda versione del sistema operativo da avviare, alla fine, solo per vedere quei siti con Flash.

Oggi ho deciso di aggiornarmi sulla convivenza AMD64-Flash: ho scoperto che Adobe sta lavorando a un plugin Flash, seppur in versione alpha, per l’architettura a 64 bit; dopo il download del file, al seguente link Adobe Labs - Download Flash Player 10, l’ho provato.

L’installazione su Iceweasel, su distribuzione Debian GNU/Linux, è semplice. Dal pacchetto appena scaricato si estrae il file libflashplayer.so; esso va copiato nella directory /usr/lib/iceweasel/plugins che, se assente, va creata. (Su un articolo trovato nella rete si suggeriva di creare anche un link simbolico al file libflashplayer.so nella directory /usr/lib/iceweasel/xulrunner/plugins/: penso che serva per utilizzare Flash nelle applicazioni XUL; nel dubbio ho seguito il consiglio.) Non rimane che riavviare Iceweasel e controllare all’URL about:plugins che sia presente la voce riguardante il plugin Flash. L’installazione è conclusa.

Al momento il plugin sembra funzionare bene in tutti i siti visitati, anche in quelli in cui a volte avevo problemi con il plugin a 32 bit installato nell’altro sistema Debian GN/Linux: forse la mia “migrazione” è avvenuta!

p.s Per l’occasione ho aggiunto ad Iceweasel l’estensione Flashblock: disabilità tutti gli oggetti Flash nella pagina finché non vi si clicca sopra, per attivarli; permette un risparmio di risore poiché la tecnologia Adobe non brilla certo per snellezza.

Wordpress at home. Istruzioni per il download

Sabato, Agosto 29th, 2009

Wordpress at homeWordpress è il CMS adatto per creare e mantenere un proprio blog: il suo utilizzo è piuttosto semplice e intuitivo, inoltre fornisce un ottimo supporto online e un’ampia collezione di estensioni e plugin.

Cosa succede quando si vuole creare una copia del proprio blog su un server locale o, magari, sul proprio computer con installato Apache? Le soluzioni possibili sono diverse: sia lo stesso Wordpress, sia MySQL, DBMS utilizzato, offrono ottime funzionalità per l’esportazione dei dati; si potrebbe, ad esempio, installare una versione locale del CMS e poi importare i contenuti del blog online.

Un modo molto veloce per avere in locale il proprio sito online consiste nell’effettuare il download completo della directory del CMS nel web server e copiarla nell’home directory del web server locale. A questo punto si esporta il database usato da Wordpress e lo si carica nel proprio DBMS locale ricordandosi di creare un utente che possa accedervi con i permessi necessari per l’applicazione. Tutti i dati sono così nel proprio computer: rimangono solo le operazioni di cofigurazione di file e applicazioni per adattare alla propria macchina il blog.

Nella directory di Wordpress cercare il file wp-config.php e modificare adeguatamente le righe riguardanti la connessione con il database. Di seguito un esempio.

// ** Impostazioni MySQL ** //
define('DB_NAME', 'db_name'); // Nome del database
define('DB_USER', 'db_username'); // Il vostro username MySQL
define('DB_PASSWORD', 'db_password'); // ...e la password
define('DB_HOST', 'db_host'); // al 99% non dovrebbe esserci necessità di modificare questo valore

Per quanto riguarda i dati nel database, la versione 2.6 di Wordpress, mantiene alcune informazioni di configurazione nella tabella blog_wp_options (il prefisso del nome potrebbe essere diverso); al suo interno vanno cambiati i valori delle due opzioni siteurl e home per renderli compatibili con l’installazione locale.

Ora sul computer locale c’è la copia esatta del blog online, plugin e temi compresi, buona da usare come backup o come versione sulla quale effettuare modifiche, installare temi o plugin da provare. Non è così difficile “passare offline” il proprio blog.

Immagine. Appunti di un risveglio

Sabato, Agosto 29th, 2009

Copio/incollo sul blog una didascalia ben pensata, ma poco adatta a una foto… A volte la passione dello scrivere fa a pugni con l’intuizione di fotografare: ecco l’errore. Ma chi mi salva mi consiglia anche di non buttar via le parole, una bozza per me, brutta copia.

L’erezione mattutina poco rappresenta la rabbia di un vaffanc*lo urlato al mondo. È giorno, il sole alto infrange gli specchietti retrovisori, ma una macchina fantasma non conosce il mattino e i bicchieri stesi sul tavolo hanno l’odore pesante dell’alcol. C’è una macchia del tuo rossetto sul bordo del vetro; un’altra la troveranno in bagno dove hai appoggiato le labbra allo specchio, come a lasciare la firma, prima di scomparire. Ti ho vista vestirti e facevo finta di dormire: in fretta hai coperto il tuo corpo nudo e magro, tenendo in mano scarpe e borsetta sei uscita; hai avuto l’accortezza di non svegliarmi, camminando scalza, e come una ladra hai saputo richiudere gentilmente la porta. Il rumore lieve dell’addio fa eco tra le pareti disadorne di foto bruciate una notte prima. In quelle cartoline non c’eri tu, ma cosa importa ora? Tu non ci sei mai stata. Un’auto dabbasso t’aspetta: dai finestrini oscurati sporge una mano per gettare la sigaretta consumata a metà; nell’eleganza dei tuoi tacchi entri nel lato del passeggero; chiudi. Posso solo immaginarti, ora, perché io sono rimasto a letto a pensare che non è ancora il mio risveglio, ma soltanto il tuo. C’è una bottiglia ancora non vuota appoggiata sul pavimento, la forma della tua testa sul cuscino, le pieghe, indizi del tuo corpo; ci sono io, ma non è stato mai abbastanza.

Cieca devozione alle pesche senza pelo

Venerdì, Agosto 28th, 2009

Scrivo poco e quando lo faccio preferisco il tono basso, la sottovoce. Aggiornare il diario, ilClaustrofobo, in questo stato diventa quasi una pena: non sono mai soddisfatto delle parole, dei periodi; i punti a capo diventano quesiti sui paragrafi precedenti che spesso si leggono a singhiozzo. Serve a poco dare la colpa al caldo – è agosto, cosa pretendi? – e la verità è che le idee vengono, mutano in appunti e attendono: la fase affascinante della loro maturazione rimane un traguardo distante. È l’umidità!

La notte tiro fino a tardi dicendo (anche a me stesso) che “sono stanco, vado a dormire”. Rimango invece a fissare il monitor, guardare foto, leggere articoli, dare colpetti alla tastiera. Quando va bene esco e gli orari non cambiano: la differenza sta nell’abbigliamento e nella maggior cura di me, ma non è sufficiente; si torna a casa quando il primo ha sonno e il primo è un ruolo da staffetta dove il tempo va lento. L’intento è insomma quello di bruciare le ore, ardere quanto più possibile per non sprecarle: è come se di notte tentassi tutto per recuperare una giornata andata male senza neanche chiedersi come veramente l’ho trascorsa, magari bene.

Prima di addormentarmi passo in cucina. Faccio grandi mangiate di gelato in vaschetta e mezzo chilo dura tre giorni, poi mi sento in colpa. I gusti preferiti sono quelli che la gente non prende mai abbastanza in considerazione, ma io – avete capito – sono strano. Qualche volta preferisco la frutta perché la trovo sotto gli occhi in tutte le forme, i suoi colori… Quindi non resisto. Stasera sul tavolo, illuminate dal neon, c’erano delle pesche: mi basta un colpo d’occhio per riconoscerle e desiderarle; così ho fatto! Tre pesche senza pelo, altrimenti non le assaggio: buonanotte, buonanotte.

Diario di un killer sentimentale

Mercoledì, Agosto 5th, 2009

More about Diario di un killer sentimentaleUn diario è l’unico confidente di un killer che nella vita, per via della professione, non può permettersi né relazioni, né la conoscenza dei nomi o delle storie: essere un’ombra laterale delle città, compiere un lavoro pulito come richiesto, sparire; sono essenziali ed esatti gli imperativi del mestiere.

È nell’ultimo incarico che qualcosa sembra esser cambiato; sorgono domande che mai, nelle occasioni precedenti, il killer aveva rischiato di porsi: chi è l’uomo da uccidere che vale una cifra con sei zeri?, perché sono interessati a lui anche due agenti della D.E.A. che sorvegliano la sua stanza?

A complicare la storia c’è la fine di una relazione, una questione d’amore. “Ero un killer, e i professionisti non mischiano mai il lavoro con i sentimenti”, suggerisce Sepulveda al protagonista mentre con paragrafi intermittenti alterna l’immagine di lei, francese affascinante, con quella dell’uomo nella foto, l’incarico. In questo scontro nasce e matura l’interesse del sicario verso la sua prossima vittima come se le risposte alle proprie domande fossero un palliativo per il proprio dolore interiore e ritornare alla professione una questione di saviezza.

Diario di un killer sentimentale è un romanzo breve; la narrazione veloce invita alla lettura tutta d’un fiato, senza attese. La trama, semplice e poco articolata, poteva essere ampliata: così il libro lascia un po’ di vuoto e sin dalle prime pagine si è capaci di intuire il finale. È un racconto simpatico, buono per allietare qualche ora, da raccontare: la storia di un killer alle prese con un mestiere poco comune e con le pene d’amore, piaga di ogni essere umano emozionabile.

Agosto. I motivi per le foto di profilo

Sabato, Agosto 1st, 2009

Agosto.
La sveglia che rompe il silenzio.
Qualcuno è in vacanza
e lei suona per ore,
che freddo che fa.

Da Agosto, Perturbazione.

VerdeAgosto: finalmente avrò qualcosa da scrivere al mio diario e quel caz*o di biografo, autore inesperto un po’ eroinomane, potrà iniziare il capitolo Agosto duemilanove del suo libretto tiratura limitata e poco successo: finora ho fatto di tutto per posticipare l’intervallo di tempo che penso trovi fine solo nel giorno del mio compleanno o in qualche data vicina (forse il suo compleanno), ma ora sono impotente, ora il caldo prepotente decide le sorti del mio quieto vivere perché non sono mai andato troppo oltre le regole: il conformismo cura.

I doveri universitari li ho messi nel cassetto il 30 di luglio. Insieme ci sono appunti, fogli scritti a metà, evidenziatori esauriti, graffette perse. Non ricordo di aver mai avuto tanta “fortuna” così in ritardo, a fine mese: sono sereno, sia per il voto ottenuto all’esame recente, sia per l’ottimismo, seppur composto, che spero mi accompagni fino agli appelli di settembre. Anche se A. sostiene che il mio futuro non appartiene all’ingegneria – sbagliando mira perché qualcun altro crede che io sappia meglio scrivere che far foto – penso di essere capace in questo percorso di studi: mi sto impegnando… Finite le vacanze dovrò dare due o tre esami, poi cercherò lavoro e piano piano concluderò un altro capitolo della vita: sembra che ci si possa leggere una trama e mi spavento; non so spiegarlo, ma non sono un libro da scrivere – biografo, prendi appunti.

È caldo. Ho scoperto, amarezza, che certi gruppi musicali locali, pluripremiati a livello regionale o provinciale, comunque poco più della sagra del porco con la mela in bocca o la festa del vino allungato con acqua, scrivono canzoni da far schifo: l’ultimo, sabato, ripeteva un verso per ritornello e strofa tanto che tutto il loro testo era ridotto a quell’insieme di cinque parole. «È caldo» ripeto allora perdio: chissà che non ne venga fuori un successo da urlare sul palco e dedicare alla tipa giù che mi guarda, occhi-bocca-bella in su, e finge di essere la mia ragazza? «Queste sono cose da adolescenti scoppiati,» dici tu, ma loro erano più grandi e magari si vantano pure di essere artisti: oggi lo sono tutti; oggi per essere alternativo non devi esserlo; la popolarità da alla testa, ma è agosto quindi addossiamo la colpa al caldo.

Devo riorganizzarmi: dare un senso ad agosto. Non amo questo mese perché: primo, io odio il caldo (semplice), m’infastidisce; secondo, i rapporti sociali si assottigliano rimango solo fino al 31!

Ieri ho iniziato a scrivere: spero di fare meglio di te, biografo. Fino al quindici non voglio dedicarmi ad altro: devo allenarmi e applicarmi anche poco tempo al giorno; ieri ho scoperto che non è una cosa semplice – lo sapevo già? – e nonostante le buone idee gli ingranaggi compositivi fanno ancora fatica a produrre parole ben legate insieme. Nel moleskine ho collezionato idee e ora devo tradurle dando loro un’apparenza estetica piacevole, che sia in sintonia con le tematiche stesse. Il progetto è quello raccogliere i pensieri in un libro e chissà se sarò mai capace di realizzare questo che, per sbaglio, chiamo sogno. Qualcuno che mi conosce solo a metà, forse di meno, ha detto che si scrive solo per se stessi: ecco, io non voglio; sennò che senso avrebbe? Si è animali sociali nonostante le apparenze e per me ho già fatto molto…

Finisco. Non mi faccio fotografare. Dal giorno della mia laurea mi tormenta un disturbo agli occhi: ogni tanto si gonfiano le palpebre, basta poco; per guarire ci impiegano mesi, come un’eternità. Dopo essere diventato miglior amico dell’oculista ho capito che la mia salute è buona, ma «sono sensibile», dice lui, e basta poco per ritrovarmi con gli occhi così. Insieme ci si mette lo stress ed è vero che queste cose accadono solo nei momenti “difficili”. Ora devo riposarmi, come suggerì P. un’estate fa, e non pensare troppo alle foto che eviterò o, al massimo, mi lascerò scattare di profilo, dall’altro lato rispetto a un anno fa perché stavolta l’occhio difettoso è quello sinistro. Ecco, non sono mai stato perfetto, ma ad agosto posso permettermelo.

Maremoto Festival 2009

Lunedì, Luglio 20th, 2009

Le notti di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) si animeranno presto di buona musica. Dal 7 all’11 agosto, infatti, torna il Maremoto Festival, un appuntamento già conosciuto dai più e giunto, quest’anno, alla sua terza edizione. Come nelle precedenti occasioni, nelle cinque serate del festival si alterneranno sul palco artisti dell’ambiente musicale italiano, dalle voci nuove a nomi già affermati e famosi. L’unico filo conduttore sarà proprio la musica, raccontata con diversi generi per diffondersi a 360 gradi e non limitarsi a classificazioni di alcun tipo.

Il programma del festival prevede quest’anno i seguenti artisti.

7 agosto
MAREMOTO EMERGENZA Segnali di ripresa, Caljamari, La fabbrica dei sogni di carta, Wallace and the Generous, Rigenera.

8 agosto
Bugo, Lombroso, Imangiadischi (dj-set).

9 agosto
Quintorigo, Absolute Beginners.

10 agosto
Diaframma, Altro, Pira666 & Mat64.

11 agosto
Villa Ada, Sentinel Sound, Polleggio Sound, Muccigna Sound.

Per maggiori informazioni vedere le pagine internet del Maremoto Festival: homepage, MySpace, Facebook.

I resoconti della camera oscura

Domenica, Luglio 19th, 2009

Camera oscuraL’odore di acido non è così forte come un poeta romantico potrebbe scrivere prendendo appunti sul suo moleskine. Rilevatore e fissaggio, quelli venduti fotografo, sono trasparenti e li distinguo dalle etichette bene incollate alle bottiglie: per l’Ornano Bromor ST 50 c’è anche una colonna, a destra che riassume i possibili danni alla salute e suggerisce come meglio la sostanza. Non sento nessun sapore…

Era almeno da gennaio, febbraio, al massimo dal 14 di quel mese – per non pensare San Valentino – che avevo in testa un capriccio. Sono apatico, ne son certo, ma accade spesso che matura un’idea e ne accetto la presenza solo avverando il “sogno” che essa contiene: volevo sentire l’emozione di sviluppare da me le foto, di vederle nascere pur ignorando il metodo e le reazioni chimiche. Basta poco per smuovermi e dal niente sono riuscito a documentarmi perché internet è un gran dono; ho trovato in prestito il necessario e ho capito cosa bisogna fare prima, cosa poi, i loro tempi; insomma ho insegnato a me stesso la teoria della fotografia analogica (in bianco e nero).

Il bagno di casa non è grande. È una stanza tipo da appartamento: ci entra il necessario e non è uno di quei luoghi ricchi dove guardandosi allo specchio si finisce con gli occhi all’arredamento circostante, più prezioso, forse, pure della propria immagine. Serve acqua corrente per le operazioni di sviluppo e stampa: non c’è un luogo più adatto del bagno a casa per allestire una camera oscura e, in fase di stampa, illuminarlo solo con la lampada rossa che se l’occhio non si abitua non vedi un caz*o. Prima occorre tappare tutte le fessure dalle quali potrebbe entrare della luce e rovinare le stampe: è così che si giunge ad una stanza che, oltre ad allontanare contaminazioni luminose, “protegge” dall’aria buona; dentro, accogliente, si soffoca.

L’operazione di sviluppo presenta solo una difficoltà: l’inserimento della pellicola nella tank. Sebbene una spirale di plastica con meccanismo fatto apposta per tirarsi dentro la pellicola agevoli tale compito, la mancanza della luce – è l’unica operazione da fare al buio completo – ed eventuali blocchi della pellicola rendono poco immediato il procedimento. Dopo aver protetto dalla luce la pellicola si inizia con il procedimento chimico: è semplice rispettare i tempi, i risciacqui e tutto il resto. Poi si asciuga.

Sta nella stampa la poesia della fotografia. È la luce rossa a colorare l’ambiente caldo e un poco umido che sembra sudare. Dopo aver colpito la carta fotografica, proiettando l’immagine del negativo, si ha in mano un foglio ancora bianco; solo quando, dopo circa un minuto nell’acido rivelatore, si vedono comparire i contorni più scuri, poi, piano piano, i grigi, si sente l’emozione forte di questo potente strumento espressivo (la fotografia). L’arte – non voglio abusare della parola – prende vita in questa fase: è questo il momento in cui si può toccare quello che l’occhio prima ha visto.

È caldo nella camera oscura. Si potrebbe parlare di come è comparsa ogni fotografia sulla carta, ma è un discorso noioso. Ho sentito ieri potente la carezza di una piccola passione che ho visto come dal nulla possa comparire un ricordo, un momento impresso sulla pellicola. Non ho più parole, né immagini: ci sono emozioni che si possono solo provare e non si sanno raccontare.

Su Facebook: Appunti della camera oscura.

Corridoi

Giovedì, Luglio 9th, 2009

[Tu, lettore, immagina quello che io non scriverò.]

Quindi fuggo. Di starmene qui, tra quattro pareti spoglie, l’armadio vuoto e la scrivania solo un poco coperta di appunti, non ne ho più voglia. Fisso per l’ultima volta ogni dettaglio della stanza per imitare distrattamente Cincinnatus C., personaggio del romanzo Invito a una decapitazione di Vladimir Nabokov: non trovo il ragno così familiare e manca pure una fessura piccola da cui scorgere l’alba e il tramonto; tengo la serranda abbassata perché il sole alto batte forte da quel lato. È caldo.

È luglio e non mi posso lamentare. L’estate violenta il giorno e la notte non mi risparmia dopo che per tutto il pomeriggio la luce solare ha versato da questo lato il suo calore. La mia stanza diventa un forno e non si riesce mai a prender sonno quando la sera si è stanchi. Spesso penso e nessuno immagina tutte le parole che potrei scrivere facendole sbocciare come fiori inaspettati in primavera e sogno meglio di quando dormo…

Torno indietro nel tempo. Ho deciso di fuggire: ovvio che qualcuno mi ritroverà qui o altrove; è chiaro anche che c’è qualcuno che io voglio incontrare, ma ora scappo. Evado dal calore umido della mia stanza: fino alle 19 è aperta la biblioteca e penso che mi rifugerò là. Ho scoperto solo di recente il clima che si prova studiando in quel luogo: forse non ho mai conosciuto il silenzio seppur spesso so stare solo; continuo con altre domande, ma non ve le racconto. Porto con me i fogli da leggere, così maltrattati da far compassione, un quaderno e l’astuccio. Il quaderno mi serve per scrivere: poesie?, racconti?, cosa? In parallelo vedrò allineati gli scaffali coi libri e corridoi tra di loro; in fondo c’è la lunga vetrata dove entra tanta luce; in silhouette si vede me e io prendo nota, io scrivo.