Archivio per la categoria ‘Musica’

Maremoto Festival 2009

Lunedì, Luglio 20th, 2009

Le notti di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) si animeranno presto di buona musica. Dal 7 all’11 agosto, infatti, torna il Maremoto Festival, un appuntamento già conosciuto dai più e giunto, quest’anno, alla sua terza edizione. Come nelle precedenti occasioni, nelle cinque serate del festival si alterneranno sul palco artisti dell’ambiente musicale italiano, dalle voci nuove a nomi già affermati e famosi. L’unico filo conduttore sarà proprio la musica, raccontata con diversi generi per diffondersi a 360 gradi e non limitarsi a classificazioni di alcun tipo.

Il programma del festival prevede quest’anno i seguenti artisti.

7 agosto
MAREMOTO EMERGENZA Segnali di ripresa, Caljamari, La fabbrica dei sogni di carta, Wallace and the Generous, Rigenera.

8 agosto
Bugo, Lombroso, Imangiadischi (dj-set).

9 agosto
Quintorigo, Absolute Beginners.

10 agosto
Diaframma, Altro, Pira666 & Mat64.

11 agosto
Villa Ada, Sentinel Sound, Polleggio Sound, Muccigna Sound.

Per maggiori informazioni vedere le pagine internet del Maremoto Festival: homepage, MySpace, Facebook.

Gli occhi grandi di Ginevra; la sua voce

Domenica, Maggio 3rd, 2009

Ginevra Di MarcoIl primo maggio di Grottammare è una tiepida sera nel Parco delle Rimembranze, sorvegliata da un cielo fermo allo stop che sembra aver dimenticato i recenti mutamenti meteorologici e in silenzio attende.

Si accendono gli applausi, seguono le luci: Ginevra Di Marco e il suo gruppo salgono sul palco e un caldo «ciao» è soltanto il prologo della musica che verrà.

Il concerto inizia ed è subito capace di gentili rapimenti: dondolanti prime file cercano di seguire le onde sonore con lo stesso tempo e non è il vento. Con brani come Rumelaj o Saranta Palikaria si fondono anime con emozioni: è un incidente; meglio, è un abbraccio, un dolce scontro.

Sono atmosfere particolari quelle che da tempo caratterizzano la musica del gruppo, anche nel suo ultimo disco Donna Ginevra. Controcorrente con il bisogno maniacale di novità, Ginevra dona lo stupore della scoperta reinterpretando brani sepolti nella storia della musica popolare, racconti di vita, canti delle genti e umori. C’è una forte carica che viene amplificata e dal palco annulla ogni distanza di spazio o tempo.

Nessun suono è a caso, ma c’è un esatto percorso che culmina verso un’esplosione di emozioni: il finale; gli occhi grandi di Ginevra; la sua voce e in fronte a lei un pubblico sedotto e danzante.

Link
Ginevra Di Marco
Ginevra Di Marco, Grottammare (album su Facebook con le foto del concerto)
Ginevra Di Marco, Parco delle Rimembranze (pagina dell’evento su last.fm)

«Resistere». Gli Yo Yo Mundi cantano i sogni

Domenica, Aprile 26th, 2009

Yo Yo Mundi«Resistere.» È un imperativo che gli Yo Yo Mundi conoscono bene e la notte del 25 aprile, in piazza Mazzini, a Macerata, li ha messi nel ruolo impegnativo di narratori, di testimoni non ultimi delle blesfemie della guerra: dio umanità intera, santa libertà.

Un concerto così non è cosa da poco. Il palco diventa un altare, un luogo sacro in cui non solo viene ben spiegata la gioia della musica, ma sono raccontate con solennità la pagina triste della storia, la guerra, e la lotta partigiana, mezzo in quell’epoca che riottenne la libertà portata via dalla follia umana, da chimere false, muse vili. Non ci sono solo le canzoni a scaldare il pubblico: tra un brano e l’altro si leggono le parole dei testimoni del passato; immagini scandite da una voce forte e ferma annullano una distanza costituita dal tempo: non è forse il 25 aprile un’occasione per ricordare, per rievocare ed evitare così gli errori fatti e quelli subiti?

E la musica? La colonna sonora è quella degli Yo Yo Mundi, inconfondibile: è facile gioire delle loro sonorità dolci e ribelle. Si cade nei testi delle loro canzoni e nella loro musica: è in questo modo che tutto ciò ch’è intorno s’annulla, si fa spazio e tempo; con violenza romantica si incontra in fretta un testimone e proprio in quell’istante il duro mestiere del gruppo, da una voce fino al suono di un violoncello, si compie: hanno tramandato la storia, l’hanno resa viva.

Il 25 aprile ricordato così è un omaggio alle vittime che hanno offerto la vita in cambio di un sogno chiamato libertà; un giorno così dà voce alla resistenza affinché non si taccia mai, non si dimentichi mai.

Link
Yo Yo Mundi
Yo Yo Mundi, Macerata (album su Facebook con le foto del concerto)
Yo Yo Mundi in Resistenza (pagina dell’evento su last.fm)

I CCCP e l’inizio di ogni rivoluzione

Sabato, Febbraio 28th, 2009

Voglio odorare
il sapore celeste del ferro,
voglio vedere
il profumo sanguigno del fuoco,
esiste lo so.
Non tutti possono
tendendo le braccia
afferrare la sorte,
schiaffeggiarle la faccia,
renderla solida ed obbediente
renderla tenera, incandescente.

Le parole sono tratte dalla canzone A ja Ljublju SSSR dei CCCP Fedeli alla linea. ll brano fa parte del disco Socialismo e barbarie; musica matura di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni; uno scontro, piuttosto che un ascolto.

L’album è del 1987 e al tempo ero un bimbo poco poco rivoluzionario. Il massimo era saltare sul letto dei miei genitori il giorno di pasqua – effimera gioia – prima di aprire con spiccata aggressività le uova di cioccolato confezionate di luccicante carta shock. Bim Bum Bam dettava il palinsesto quotidiano (sabati e domeniche esclusi): era un regime d’animazione neanche troppo celato; ricordo iniziava alle quattro ed era un importante appuntamento quotidiano. I fumi di Chernobyl avevano fatto paura agli Italiani e con gli anni ottanta serebbero finiti anche i periodi della mia infanzia. Avevo tre anni, probabilmente non ancora compiuti; ero figlio unico, viziato e ben voluto; il punk e i suoni di un certo tipo sarebbero arrivati in seguito.

I CCCP sono arrivati di recente, se breve si vuol considerare il periodo della mia rivoluzione intestina: tutto è iniziato quattro o cinque anni fa – vedete che perdo pure il conto? Ricordo che era una sera d’agosto, un improbabile settembre; era una notte agli sgoccioli con il giorno successivo d’un umore molto vago. Illuminati solo dalla televisione avevamo visto Paz! in videocassetta e ci era piaciuto: Valentina, Andrea e io; io mi ero seduto in disparte, avevo seguito la trama, memorizzato le scene interessanti… Finito il film avevo ricomposto i pensieri e nascosto quelli spiacevoli sotto il tappeto come si fa con la polvere che poi ricompare cinque minuti prima di accogliere nuovi invitati: «Ops! Mi spiace.» Fu allora che Andrea cercò tra i cd – intanto si era spostato in camera sua – e sfilò dallo schieramento Socialismo e barbarie: me lo diede in prestito; prima di allora penso di aver conosciuto solo brani sparsi, forse Emilia paranoica e Punk Islam. Era estate, credo quella del 2004.

Iniziò in quella notte il prologo della mia prima rivoluzione. L’impatto coi CCCP Fedeli alla linea, con Giovanni Lindo Ferretti e quei testi coinvolgenti e spietati, fu uno scontro di eccezionale potenza: non solo stavo mettendo in discussione le preferenze musicali passate, ma cambiava del tutto la percezione della musica stessa e il rapporto con il cantautorato dei miei tempi; abbandonavo insieme gli stereotipi della generazione che mi aveva adottato e la quieta convivenza coi luoghi comuni che mi abitavano. Novembre fece il resto separando colui che fu da chi sono ora: lanciai una molotov immaginaria sulla biografia scarna di quel vivere insipido, sul bel damerino educato, sugli innamoramenti da bambino-robot; bruciò in fretta, senza prender fiato; fumò nero come ogni papa non eletto per volere di dio.

Ero in ritardo coi tempi perché intanto i CCCP non c’erano più. Dovevo ancora masticare musica e avevo fame. Oppure era sete, come un cucciolo aggrappato alla mammella per bere latte incontaminato: ero una bestia sciolta, incaz*ata, ma innocua; il saper voler bene, distratto solo nei miei confronti, proteggeva le poche persone che lasciavo avvicinare in quegli anni. I CCCP Fedeli alla linea erano diventati CSI, poi PGR: erano sigle? In questi nuovi battesimi gente andava e veniva, la musica cambiava, com’è giusto che tutto muti col passare del tempo, il mio rapporto con quel fluire, invece, si rafforzava sempre più: non penso di essermi mai lasciato trasportare dalla corrente – il primo scontro lasciò in dote una cinica capacità critica, – sono convinto, piuttosto, di aver remato in quella direzione. Un insieme di artisti in qualche modo si erano influenzati/incontrati dando vita a generose espressioni di loro stessi: io nella loro musica scorgevo l’immensità che in, quanto tale, negava alla mia vista la scoperta dei suoi confini.

La musica dei CSI Consorzio Suonatori Indipendenti fu la marea bassa, alba o tramonto, ciò che si preferisce, comunque una questione romantica. La rivolta sgraziata e drammaticamente psicotica, piacevole e martellante del primo punk lasciò respirare un’arteria poetica: il sangue annaffiò versi emotivi, immagini fisse con lenti movimenti, gesti sensuali in qualche canzone misti a quelli eroici. Non so parlare di maturazione perché non penso sia il giusto termine: si trattò, credo, di una rivelazione di una via – anche questa parola mi piace poco, – di un ordine nel caos, di un puzzle che ogni tanto si disordina e cambia forma per ricomporto in maniera diversa. Io, in quei tempi, però, ancora vivevo il mio vecchio testamento, prima della rivoluzione.

Un passo indietro: una sera di primavera, nell’anno seguente la rivoluzione, assistetti ad un concerto di Ginevra Di Marco ad Ancona. Era nell’anfiteatro cemento armato di ingegneria e, ahimé, molti si arresero al freddo e al sonno; io no. La voce di Ginevra aveva la capacità di scaldare l’animo, di pulsare dentro, di coinvolgere e coccolare, addolcire. Non conoscevo ancora i CSI che, per quanto è buffo, erano già stati: solo più tardi mi resi conto di un’ulteriore scintilla in quella fiamma musicale per me accesa solo qualche mese prima. In quella serata ci fu un colpo di fulmine: m’innamorai di una voce scoprendo la mia profonda debolezza (o sensibilità); è che le emozioni non si possono giocare come carte a tavolino, le si provocano e le si subiscono. Andai a dormire felice che per ogni “rivoluzionario” pessimista è uno dei doni più grandi.

L’ultimo capitolo – guarda come salto avanti – del mio viver nuovo è il seguito di Giorgio Canali. Non per minor importanza, ma per maggior potenza, lascio questo discorso alla fine: Giorgio e i Rossofuoco sono stati una scoperta recente e come detto sopra il tempo è relativamente poco in ogni caso. Ho iniziato il racconto partendo dalla rabbia e concludo con lo stesso sentimento, reso stavolta vivissimo dalle chitarre elettriche violentate, come si maltrattano gli amanti quando la fisicità diventa naturale stimolo conseguente l’emozione. In quel fiume che a stento ho provato a trascrivere dai miei pensieri Giorgio è la componente antinfiammatoria che spinge alla reazione, quindi la rivoluzione. Non annoio con i momenti in cui alcune vibrazioni di corde al posto giusto hanno esploso le malinconie, nel senso di distruggerle: sono affari privati. Comunque grazie (a Giorgio).

Terminano qui, per brevità, le mie parole. Dovevo fare ordine e pensare le grandi scoperte che la vita mi ha offerto. Vovevo ringraziare anche Andrea per quella sera quando mi prestò quel cd. Non pensavo di scrivere così tanto, ma, visto che c’ero non mi avrebbe fatto male riflettere un poco alle ragioni delle rivoluzioni. Ora, nel nuovo testamento dell’esistenza mia, ho la consapevolezza che la musica… La musica può molto di più di quel che sono e, se sono così, è anche per merito delle persone che qui sopra ho nominato. Grazie (umile, cioè quanto valgo, io).

Link
CCCP Fedeli alla linea (sito non ufficiale)
PGR Per Grazia Ricevuta
Ginevra Di Marco
Giorgio Canali e Rossofuoco (MySpace)

Pensieri sconnessi ad Ancona. Le Luci della Centrale Elettrica

Giovedì, Febbraio 26th, 2009

Vasco Brondi, Le Luci della Centrale ElettricaVasco Borndi, accompagnato da Giorgio Canali, è l’ospite del secondo appuntamento della rassegna musicale Controcanto 2009 giunta alla terza edizione e promossa dalla Provincia di Ancona in collaborazione con l’Arci di Ancona. 21 febbraio 2009. Le Luci della Centrale Elettrica si accendono a Lascensore club.

Il locale, piuttosto piccolo, sembra il luogo ideale per il giovane cantautore ferrarese: dopo aver riempito teatri, mosso masse di ammiratori e fan (femminili) smaniose delle parole sconnesse dei suoi testi, è in questi luoghi stretti che ritrova l’intimità necessaria per esprimere la maggior parte di sé. Calato il sipario di “cerimonie” formali, rimangono gli amici – per distratta approssimazione – che allungando le mani potrebbero afferrare la chitarra, quella con la firma, ma non lo fanno: il momento è sacro.

Canzoni da spiaggia deturpata, il disco vincitore del Premio Tenco come Migliore Opera Prima 2008 è interpretato sul piccolo palco del locale, minuscolo ma non importa: c’è spazio per Vasco, Giorgio e le chitarre in piedi, in attesa. Dopo la prima vibrazione di corda il clima assume quel profumo familiare tipico delle gite scolastiche alle fabbriche abbandonate o delle conversazioni sui muretti che delimitano i campi minati. La gente ride, canta fino a finire la voce dopo averla sovrapposta a quella principale e amplificata, si agita. Vasco dice: «La cosa più sperimentale che faccio è cambiare le corde della chitarra» e davanti a lui sembra non abbiano capito (forse ascoltato): la realtà è che sono rapiti da quel modo di scrivere parole e coinvolgere la musica per raccontarle. Si ricomincia a suonare; Giorgio severo accompagna e violenta le corde come un graffio d’amore.

È un concerto rapido, tutto-d’un-fiato, dove non si concedono pause neanche per bere; come per un duello all’ultimo sangue l’epilogo si ha solo quando uno dei due muore, ma in questo caso è difficile stabilire lo sconfitto: rimane quella sete di pensieri, quei ragionamenti partoriti passeggiando intorno ai bordi della centrale elettrica.

Album fotografico su Facebook: Le luci della centrale elettrica, Ancona.

Stasera e le news da MySpace

Lunedì, Settembre 22nd, 2008

Stasera dio incarta cioccolatini per l’umore tiepido che si mescola a quello buono, essenziale, ma alcolico, piacevole. Scrivo senza freni e poco per evitare errori, orrori, mostri neri e fate cattive. È un post breve pensato sfogliando MySpace – nessuna brutta copia – che in questa sera offre novità (musicali).

Segnalo il video di Ventrale, brano tratto dal secondo album degli Offlaga Disco Pax, band reggio emiliana – si dice così? – che ha fatto della cronaca dei decenni scorsi la loro fonte d’ispirazione con una vena di malinconia.

I Marta sui tubi, inoltre, suggeriscono di contare i giorni che rimangono per l’uscita del loro terzo disco, Sushi & Coca, e danno assaggi/anticipazioni con quattro loro brani (da ascoltare).

Ecco come aggiusto l’umore: stampelle musicali per me, stasera, mentre imparo a memoria, urlo, canto, stop!