Voglio odorare
il sapore celeste del ferro,
voglio vedere
il profumo sanguigno del fuoco,
esiste lo so.
Non tutti possono
tendendo le braccia
afferrare la sorte,
schiaffeggiarle la faccia,
renderla solida ed obbediente
renderla tenera, incandescente.
Le parole sono tratte dalla canzone A ja Ljublju SSSR dei CCCP Fedeli alla linea. ll brano fa parte del disco Socialismo e barbarie; musica matura di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni; uno scontro, piuttosto che un ascolto.
L’album è del 1987 e al tempo ero un bimbo poco poco rivoluzionario. Il massimo era saltare sul letto dei miei genitori il giorno di pasqua – effimera gioia – prima di aprire con spiccata aggressività le uova di cioccolato confezionate di luccicante carta shock. Bim Bum Bam dettava il palinsesto quotidiano (sabati e domeniche esclusi): era un regime d’animazione neanche troppo celato; ricordo iniziava alle quattro ed era un importante appuntamento quotidiano. I fumi di Chernobyl avevano fatto paura agli Italiani e con gli anni ottanta serebbero finiti anche i periodi della mia infanzia. Avevo tre anni, probabilmente non ancora compiuti; ero figlio unico, viziato e ben voluto; il punk e i suoni di un certo tipo sarebbero arrivati in seguito.
I CCCP sono arrivati di recente, se breve si vuol considerare il periodo della mia rivoluzione intestina: tutto è iniziato quattro o cinque anni fa – vedete che perdo pure il conto? Ricordo che era una sera d’agosto, un improbabile settembre; era una notte agli sgoccioli con il giorno successivo d’un umore molto vago. Illuminati solo dalla televisione avevamo visto Paz! in videocassetta e ci era piaciuto: Valentina, Andrea e io; io mi ero seduto in disparte, avevo seguito la trama, memorizzato le scene interessanti… Finito il film avevo ricomposto i pensieri e nascosto quelli spiacevoli sotto il tappeto come si fa con la polvere che poi ricompare cinque minuti prima di accogliere nuovi invitati: «Ops! Mi spiace.» Fu allora che Andrea cercò tra i cd – intanto si era spostato in camera sua – e sfilò dallo schieramento Socialismo e barbarie: me lo diede in prestito; prima di allora penso di aver conosciuto solo brani sparsi, forse Emilia paranoica e Punk Islam. Era estate, credo quella del 2004.
Iniziò in quella notte il prologo della mia prima rivoluzione. L’impatto coi CCCP Fedeli alla linea, con Giovanni Lindo Ferretti e quei testi coinvolgenti e spietati, fu uno scontro di eccezionale potenza: non solo stavo mettendo in discussione le preferenze musicali passate, ma cambiava del tutto la percezione della musica stessa e il rapporto con il cantautorato dei miei tempi; abbandonavo insieme gli stereotipi della generazione che mi aveva adottato e la quieta convivenza coi luoghi comuni che mi abitavano. Novembre fece il resto separando colui che fu da chi sono ora: lanciai una molotov immaginaria sulla biografia scarna di quel vivere insipido, sul bel damerino educato, sugli innamoramenti da bambino-robot; bruciò in fretta, senza prender fiato; fumò nero come ogni papa non eletto per volere di dio.
Ero in ritardo coi tempi perché intanto i CCCP non c’erano più. Dovevo ancora masticare musica e avevo fame. Oppure era sete, come un cucciolo aggrappato alla mammella per bere latte incontaminato: ero una bestia sciolta, incaz*ata, ma innocua; il saper voler bene, distratto solo nei miei confronti, proteggeva le poche persone che lasciavo avvicinare in quegli anni. I CCCP Fedeli alla linea erano diventati CSI, poi PGR: erano sigle? In questi nuovi battesimi gente andava e veniva, la musica cambiava, com’è giusto che tutto muti col passare del tempo, il mio rapporto con quel fluire, invece, si rafforzava sempre più: non penso di essermi mai lasciato trasportare dalla corrente – il primo scontro lasciò in dote una cinica capacità critica, – sono convinto, piuttosto, di aver remato in quella direzione. Un insieme di artisti in qualche modo si erano influenzati/incontrati dando vita a generose espressioni di loro stessi: io nella loro musica scorgevo l’immensità che in, quanto tale, negava alla mia vista la scoperta dei suoi confini.
La musica dei CSI Consorzio Suonatori Indipendenti fu la marea bassa, alba o tramonto, ciò che si preferisce, comunque una questione romantica. La rivolta sgraziata e drammaticamente psicotica, piacevole e martellante del primo punk lasciò respirare un’arteria poetica: il sangue annaffiò versi emotivi, immagini fisse con lenti movimenti, gesti sensuali in qualche canzone misti a quelli eroici. Non so parlare di maturazione perché non penso sia il giusto termine: si trattò, credo, di una rivelazione di una via – anche questa parola mi piace poco, – di un ordine nel caos, di un puzzle che ogni tanto si disordina e cambia forma per ricomporto in maniera diversa. Io, in quei tempi, però, ancora vivevo il mio vecchio testamento, prima della rivoluzione.
Un passo indietro: una sera di primavera, nell’anno seguente la rivoluzione, assistetti ad un concerto di Ginevra Di Marco ad Ancona. Era nell’anfiteatro cemento armato di ingegneria e, ahimé, molti si arresero al freddo e al sonno; io no. La voce di Ginevra aveva la capacità di scaldare l’animo, di pulsare dentro, di coinvolgere e coccolare, addolcire. Non conoscevo ancora i CSI che, per quanto è buffo, erano già stati: solo più tardi mi resi conto di un’ulteriore scintilla in quella fiamma musicale per me accesa solo qualche mese prima. In quella serata ci fu un colpo di fulmine: m’innamorai di una voce scoprendo la mia profonda debolezza (o sensibilità); è che le emozioni non si possono giocare come carte a tavolino, le si provocano e le si subiscono. Andai a dormire felice che per ogni “rivoluzionario” pessimista è uno dei doni più grandi.
L’ultimo capitolo – guarda come salto avanti – del mio viver nuovo è il seguito di Giorgio Canali. Non per minor importanza, ma per maggior potenza, lascio questo discorso alla fine: Giorgio e i Rossofuoco sono stati una scoperta recente e come detto sopra il tempo è relativamente poco in ogni caso. Ho iniziato il racconto partendo dalla rabbia e concludo con lo stesso sentimento, reso stavolta vivissimo dalle chitarre elettriche violentate, come si maltrattano gli amanti quando la fisicità diventa naturale stimolo conseguente l’emozione. In quel fiume che a stento ho provato a trascrivere dai miei pensieri Giorgio è la componente antinfiammatoria che spinge alla reazione, quindi la rivoluzione. Non annoio con i momenti in cui alcune vibrazioni di corde al posto giusto hanno esploso le malinconie, nel senso di distruggerle: sono affari privati. Comunque grazie (a Giorgio).
Terminano qui, per brevità, le mie parole. Dovevo fare ordine e pensare le grandi scoperte che la vita mi ha offerto. Vovevo ringraziare anche Andrea per quella sera quando mi prestò quel cd. Non pensavo di scrivere così tanto, ma, visto che c’ero non mi avrebbe fatto male riflettere un poco alle ragioni delle rivoluzioni. Ora, nel nuovo testamento dell’esistenza mia, ho la consapevolezza che la musica… La musica può molto di più di quel che sono e, se sono così, è anche per merito delle persone che qui sopra ho nominato. Grazie (umile, cioè quanto valgo, io).
Link
CCCP Fedeli alla linea (sito non ufficiale)
PGR Per Grazia Ricevuta
Ginevra Di Marco
Giorgio Canali e Rossofuoco (MySpace)