Archivio per la categoria ‘Misc’

Conversazione rubata

Sabato, Giugno 27th, 2009

«“Ti ho cercata, stasera, e nel buio non ho riconosciuto la tua immagine; tu fotografia, tu dipinto, dov’eri?”, mmm…» legge una voce ferma, saggia, priva di sentimenti ulteriori se non quelli del vivere il tempo e del costruire se stessi giorno dopo giorno. Continua, una domanda: «Che te ne pare?»
«Inizia così?» chiede in risposta l’interlocutore magro, un po’ calvo, con un passato alle spalle di scrittore e un romanzetto pubblicato per errore a giudicare dal numero di copie vendute. Tiene in mano una sigaretta ancora spenta e la agita tra l’indice e il medio mentre parla e dice «Continua, continua: inizia come al solito, mi pare.»
Il foglio tra le mani della voce ferma continua.
“Ho controllato in ogni ombra delle mie mani per intuire oroscopi deformati dalla luce obliqua del tramonto; poi, giunta la notte, è stato il quieto tepore di una candela a suggerirmi i destini tremolanti: avevo paura per un soffio di vento, lo temevo sbagliato. Ti ho pensata. Musa dov’eri quando io ti ho pensata e nelle figure impresse negli occhi come in un film non trovavo il tuo nome che posso anche urlare, ma è tardi e ho già rischiato di svegliarti: ora voglio solo baciarti…”
«No.», dopo aver interrotto la conversazione si accende la sigaretta, «È uguale, è banale, dice le stesse cose, sempre.
«Lo so: è proprio per questo che ho rubato questo brano che stava scrivendo; per interromperlo e per avere un tuo giudizio. Non possiamo pubblicare queste cose.» dice il primo lettore appoggiando sulla scrivania il foglio di carta.
«No…», conclude il silenzio.

Ero dietro la fessura della porta non perfettamente chiusa, ma solo accostata. Ho ascoltato la conversazione sui due critici che curano i lavori dello scrittore della finestra accanto. Oggi pure ho sbirciato di là e ho visto le stelle giocare a nascondino dietro le nuvole gonfie di pioggia. Penso che la macchina da scrivere ora funzioni perché il foglio letto nella conversazione è recente: ho incontrato il mio vicino proprio ieri e mi ha riferito che stava scrivendo un brano da donare alla sua musa – «tanto irreale», ha aggiunto – perché la sognava spesso e lo teneva appeso tra un evento onirico e una primavera solo immaginata.

La musa. Sapevo dell’esistenza di una ragazza che aveva sullo scrittore un effetto particolare, per me inspiegabile: lo sedava nei cattivi umori e lo liberava delle parole in eccesso che impedivano la nascita dei pensieri nuovi. Non conoscevo, però, altre informazioni su questa cosa che lui chiamava musa: era, per me, una presenza fissa in quella che per lui chiamavo “vita artistica”, una necessità insomma. Fu proprio da questa mia superficialità che mi stupii delle parole dei critici.

Lo scrittore scappato dalla finestra non avrebbe mai pubblicato niente di suo. In effetti, capivo, le sue parole erano troppo personali e troppo sentite dentro, senza la “censura” del cinismo: quando si metteva sulla macchina da scrivere o prendeva una penna era come confessare sé; in questo modo il suo voler raccontare storie rimaneva un atto di egocentrismo; non tollerato, quindi, dai processi commerciali di vendita di libri che esigevano una certa attenzione per il lettore. Al di della mia stanza c’era un uomo troppo romantico che tentava di approdare alla letteratura, ma le sue conversazioni segrete sarebbero rimaste lettere per la sua musa… Chi?

Passano e danno un colpetto sul tavolo

Martedì, Giugno 16th, 2009

Passano e danno un colpetto sul tavolo oppure strusciano le mani sulle sedie a coppia dal lato del corridoio. È un gesto prevalentemente maschile: poche ragazze fanno lo stesso quando sfilano coi seni, pance obesi oppure come modelle anonime coi sederi un po’ larghi perché ingegneria ti segna. Camminano e, quando trovano i posti disoccupati, tentano anche di fare venti metri di carezze al metallo degli schienali delle sedie. Sapete i bambini quando “suonano” i paletti delle recinzioni intorno ad anonimi palazzi con giardino condominiale? L’azione non si differenzia di molto: la soddisfazione nelle loro teste, non so.

È terribilmente irritante. Io sto tranquillo, penso alle mie cose e arriva il coglione che «tan!!!» fa suonare sedia/tavolo perché sono un tutt’uno: non mi sono mai chiesto se ci prova gusto; ho sempre soffocato il fastidio con la stessa velocità dello smorzamento delle vibrazioni. Poi, in realtà, il fastidio dominante sono le chiacchiere delle ragazze del tavolo accanto che, per studiare meglio, scelgo sempre errori genetici o antipatiche croniche: così mi distraggo meno.

Roma

Sabato, Giugno 6th, 2009


Roma, originally uploaded by hummyhummy.

Progenie

Domenica, Maggio 17th, 2009

«Pigliate ‘na sbornia, poi vai a durmì», mio nonno.

Domenica: il mio pranzo è sempre breve. Sono un cattivo nipote, non uno di quelli come-si-deve; a tavola mastico in fretta ogni boccone, ingoio, poi vado via; saluto ma forse lui, seduto, neanche mi ha sentito: non è la vecchiaia, ma l’abitudine. Sono un errore? No, non me lo ha fatto mai pesare: i miei antenati, scorza dura, sono così: l’affetto non lo si manifesta; lo si matura.

È un caldo già intenso qui: apro le braccia imitando un crocifisso e la temperatura m’investe. Penso lento a quel giorno in cui la testa più non poserà sul suo braccio venoso e la sua mano con la fede mal coprirà la fronte; questa vecchiaia è un gran dono. Mio nonno non lo dà a vedere, ma è limpida l’impressione che nella sua ignoranza, nelle sue superstizioni, ha vissuto e, giuro, vive un’esistenza più serena della mia. Arrivando a questa consapevolezza mi giunge una fitta al cuore: non sono un errore, ma una delusione, perché io mai sarò un umile eroe come mio nonno. Lui scherza – il tono della voce non cambia.  dice: «Voglio vedere come sarete voi a ottant’anni.» Sicuramente meno felice, se sarò, e un poco più codardo, per debolezza – penso io, ma sto zitto.

Mi ubriaco e vado a dormire? Potrei concludere così la domenica, ma, perdio, per tutte quelle credenze antiche, non ora… Ci sarà il giorno che riempirò il bicchiere di sangue rosso, cioè vino, lo alzerò, brindando al tuo nome, lo urlerò: «È per te.»

Ciao ciao hummyhummy.altervista.org

Lunedì, Aprile 20th, 2009

Era il 30 gennaio 2007. Con uno striminzito messaggio dal titolo Il mio tentativo autarchico veniva alla luce il mio primo blog, nato per capriccio o per noia. Ecco il mio primo messaggio che dice solo Buonanotte. scrivevo.

Da quella data iniziai a scrivere spesso nello spazio virtuale che mi ero creato senza troppe pretese: si susseguirono articoli che andavano dal pessimismo agli eccessi, ovvia deformazione di temporanei malumori, agli articoli più o meno lunghi riguardanti l’informatica; insomma c’era tutto e niente, c’era me, forse anche me. È stato un piacere davvero grande riorganizzarmi la vita soddisfacendo il bisogno di scrivere, di cucire insieme parole che poi inevitabilmente avrebbero preso pieghe loro, libere e dipendenti dalle interpretazioni dei lettori.

In seguito quello spazio è divenuto stretto e obsoleto per questioni estetiche e tecniche. Poi è nato ilClaustrofobo e penso che proseguirò qui la mia attività online perché in questo luogo sono a mio agio.

Presto cancellerò le pagine del vecchio blog: ho salvato articoli e commenti e con questo post confesso che nulla andrà perso.

Dietro la tenda Scafati

Lunedì, Aprile 6th, 2009


Dietro la tenda Scafati, originally uploaded by hummyhummy.

Non scopo

Mercoledì, Aprile 1st, 2009

Conosco a memoria ogni centimetro quadrato della stanza dove cammino quando ripeto il copione dell’esame che sto preparando. Un passo, un salto, una frase, una bestemmia – come si è soliti fare, in tono esclamativo. Ogni dieci secondi passo dalla finestra alla porta, poi indietro: provo spostamenti laterali, a tratti più anarchici e obliqui. Gilberto non scopa e la polvere si accumula, si riproduce: ogni notte, seguita dal risveglio, racconta un’orgia da ripulire quanto prima.

Vivo sotto esame e rimando ogni appuntamento. Passo una percentuale medio-bassa di tempo su internet ad aggiornare i social network e a far finta di non essere antisociale – ma che ne sai tu della mia real life? Intanto ho smesso di scrivere il libro che in realtà erano solo bozze: prendo appunti frugali sul moleskine e dico ai miei contatti web di scriversi le frasi buone per ripropormele a impegni conclusi. Se non dovessi uscire smetterei pure di lavarmi, di profumare più o meno, fino al giorno dell’esame; quello è l’appuntamento: sarò perfetto con gli errori ortografici del mio aspetto fisico e quelli, più gravi, del modo di pensare.

Non scopo e la polvere si accumula su ogni superficie, viene mossa dal vento, dagli sbuffi matita in bocca, e cade sul pavimento. Solo penne, evidenziatori, macchina fotografica, appunti, fotocopie rimangono puliti e si consumano in fretta. Penso che, ad una certa ora, sia il momento di andare a dormire: buonanotte.

La spesa

Giovedì, Marzo 12th, 2009


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Diario, 11 marzo 2009.

I sicari dei parrucchieri

Mercoledì, Marzo 4th, 2009

Eravamo sicari modello addestrati ad uccidere a colpi di fon i parrucchieri per signore calve. Portavamo con noi l’orgoglio perverso degli assassini e una cicatrice appena sotto il collo, un segno distintivo lasciatoci negli anni degli insegnamenti moderni. Avevamo una religione e non ricordavamo il nome di dio, né quello dei santi che chiamavamo ad ogni pettine spezzato – una bestemmia. Qualcuno ci stava dimenticando, come le immagini temporanee che si dissolvono dietro il fumo di sigarette senza filtro eravamo in grado di estinguerci. Fu una fiamma a portar via tutto.

Un gioco piccolo

Lunedì, Febbraio 23rd, 2009

C’è un bambino che mescola carte con le sue piccole mani. Non riuscendoci bene ne fa cadere ogni tanto alcune sul tavolo; con sguardo colpevole si guarda attorno, riprende frettoloso le carte e le rimette nel mazzo, sopra o sotto, inconsapevole baro.

È questa l’immagine che ho di gran parte dei momenti che la vita mi ha offerto. Ho vissuto – e vivo, sì – con gioia e stupore ogni istante, con pessimismo ed egoismo quanto bastano, gli eventi raccontabili e una biografia dalla trama tremolante. In ogni attimo, però, mi sono sentito piccolo, a tratti incapace di mescolare le carte e giocare d’azzardo: non penso che sia un difetto, ma solo la scoperta che siamo così sciocchi a voler controllare tutto quando tutto è così complesso che non si può barare.