Archivio per la categoria ‘Letteratura’

Diario di un killer sentimentale

Mercoledì, Agosto 5th, 2009

More about Diario di un killer sentimentaleUn diario è l’unico confidente di un killer che nella vita, per via della professione, non può permettersi né relazioni, né la conoscenza dei nomi o delle storie: essere un’ombra laterale delle città, compiere un lavoro pulito come richiesto, sparire; sono essenziali ed esatti gli imperativi del mestiere.

È nell’ultimo incarico che qualcosa sembra esser cambiato; sorgono domande che mai, nelle occasioni precedenti, il killer aveva rischiato di porsi: chi è l’uomo da uccidere che vale una cifra con sei zeri?, perché sono interessati a lui anche due agenti della D.E.A. che sorvegliano la sua stanza?

A complicare la storia c’è la fine di una relazione, una questione d’amore. “Ero un killer, e i professionisti non mischiano mai il lavoro con i sentimenti”, suggerisce Sepulveda al protagonista mentre con paragrafi intermittenti alterna l’immagine di lei, francese affascinante, con quella dell’uomo nella foto, l’incarico. In questo scontro nasce e matura l’interesse del sicario verso la sua prossima vittima come se le risposte alle proprie domande fossero un palliativo per il proprio dolore interiore e ritornare alla professione una questione di saviezza.

Diario di un killer sentimentale è un romanzo breve; la narrazione veloce invita alla lettura tutta d’un fiato, senza attese. La trama, semplice e poco articolata, poteva essere ampliata: così il libro lascia un po’ di vuoto e sin dalle prime pagine si è capaci di intuire il finale. È un racconto simpatico, buono per allietare qualche ora, da raccontare: la storia di un killer alle prese con un mestiere poco comune e con le pene d’amore, piaga di ogni essere umano emozionabile.

Il capitano è fuori a pranzo

Venerdì, Luglio 3rd, 2009

Finito. Era da troppo tempo che desideravo togliermi di torno il diario di Bukowski Il capitano è fuori a pranzo: non mi piace; non rinnego il mio passato, il tempo in cui leggevo l’autore, ma ora quel modo di scrivere, quella maniera cruda di dire cose ripetitive e a tratti banali, mi stanca.

È successo che io sono cambiato. Però, per curiosità, ho completato la lettura di quel breve libro: è un diario, un modo per raccontarsi; in un’altra epoca l’avrei paragonato a un blog, l’avrei abbandonato lasciando il commento: «Mi annoia quello che dici: fai sempre le stesse cose e le sbatti lì come a dover cercare noi la novità nella tua monotona vita.» Sono rimasto deluso dallo scrittore e, ora, non mi spiego le ragioni dei numerosi fan: a cosa serve leggere tutti i suoi libri se già dopo averne letti tre si ha l’impressione di rileggere sempre lo stesso? Forse sono io ad essere distratto, superficiale… Eppure Bukowski qualche idea buona ce l’ha sempre, ma non esagera mai. In questo libro arriva al punto di criticare la banalità dei suoi colleghi, altri scrittori, poeti, ma non credo abbia le carte in regola per tirarsi fuori da quella stessa nuvola di cui parla tanto male. È semplicemente vecchio: più saggio, senza cose da dire; un inflazionato sé.

Di seguito ho scritto due righe per ricordarmi del “capitano”.

Qualcosa di nuovo o di fresco?

More about Il capitano è fuori a pranzo“Il capitano è fuori a pranzo e i marinai hanno preso il controllo della nave.” Bukowski, alla soglia dei settant’anni, invecchiato, incattivito, si racconta in un diario dove percorre il lento ticchettio dei suoi giorni: ogni capitolo inizia con una data e un’ora; il tempo, l’età prendono il sopravvento diventando gli unici elementi capaci di dare dinamismo ai discorsi dello scrittore.

Il pranzo dell’autore è piuttosto misero: nonostante il successo, nonostante gli ammiratori, nonostante il cambiamento radicale della sua realtà – la libertà di non dover vivere alla giornata – lui è rimasto lo stesso, solo un po’ segnato dal tempo. Una bottiglia di liquore forte e il suo computer: non serve nient’altro in casa quando Bukowski si mette a scrivere; ogni tanto parla della moglie Linda, ma più spesso invidia la pigrizia dei suoi numerosi gatti. I discorsi spaziano dai ricordi della sua vita passata al suo rapporto con le parole, le frasi ridotte all’essenziale e crude, prive di ogni abbellimento estetico. Lo stile è quello di sempre: si riconosce.

Il capitano è invecchiato ed è il primo a rendersene conto: l’umanità, fuori, è gonfia di marinai indisciplinati e banali; arriva la condanna dell’autore che si rassegna a quest’idea ed esce, frequenta le corse di cavalli, scommette, vince, perde, vede poveracci puntare su cavalli perdenti nella vana speranza di vincere e arricchirsi quel poco per rigiocare il giorno successivo. Mancano le giornate disordinate, i personaggi dei lavori fatti per mangiare, le donne, spesso prostitute; rimane solo il rapporto dello scrittore con l’ippodromo, un luogo che lui conosce da sempre: è lì dove, da buon osservatore, trae i giudizi sulla società. La vita è riassunta nell’attesa dell’esito di una gara; poi si torna a casa.

Il capitano è fuori a pranzo è un libro rapido: lo si legge in fretta e può piacere o no. Settant’anni e nulla par nuovo nelle parole dell’autore: c’è solo l’epilogo della sua vita, davvero vissuta ma quanto speciale? C’è una banalità che a tratti mette in dubbio le qualità di Bukowski come scrittore; non ha più nulla da offrire se non qualche buona idea e i discorsi di sempre repliche di quelli affrontati negli altri suoi libri. “[…] sono uno scrittore? Be’ sì. Come scrittore faccio fatica a leggere ciò che scrivono gli altri. Semplicemente non fa per me. Tanto per incominciare, non sanno buttare giù una riga, un paragrafo. […] Non c’è ritmo. Non c’è niente di nuovo o di fresco.” Il capitano è fuori a cena e parla di sé: ora che è uno “scrittore” può farlo.

Confessioni di una maschera

Giovedì, Maggio 7th, 2009

Più riguardo a Confessioni di una mascheraÈ un racconto intimo quello narrato da Mishima. Al centro del romanzo vi è la ricerca profonda di sé, un protagonista che dall’adolescenza alla giovinezza indaga sulla propria identità, sul suo ruolo e sulla convenienza di indossare una maschera per adeguarsi a ciò che lo circonda.

Nelle pagine si susseguono umori ed emozioni: quasi mai si parla di innamoramento, ma tale sentimento si confonde nel dubbio di una vita normale e nei gesti meccanici dei rapporti umani; è in tutta questa incertezza che Mishima trova l’ordine delle idee e la percezione della propria essenza.

Spettatore di bar

Venerdì, Settembre 5th, 2008

Immagine di Bar sport DuemilaNabokov perdonerà la scappatella con Stefano Benni, un intervallo necessario perché Il dono non è un libro semplice: è piacevole – adoro la capacità dell’autore russo di mettere insieme parole e provocare emozioni e visioni – ma richiede un’attenzione particolare, fuori dal comune e rara in un’estate caldissima.

Bar sport duemila è un libro rapido e vivace che scorre come un sorso d’acqua alla fontanella dei giardini pubblici. Stefano Benni racconta storie da bar: lo penso ben vestito non appariscente seduto solo ad un tavolino a lato mentre scruta i diversi tipi di avventori dai riflessi degli specchi e dai vetri delle bottiglie tinti dai colori delle pozioni che contengono; scrive. Vengono così tracciati i contorni e colorati gli spazi (curando le sfumature) che sulla tela appesa all’angolo dei nicotinomani rappresentano il Bar sport duemila.

Una bella sorpresa. È la sintesi del mio primo “incontro” con Stefano Benni che non conoscevo se non per sentito dire. Nelle pagine del suo libro c’è tutta la bravura di un autore che sa guardare, sa inventare micro-esagerazioni e sa raccontarle proprio come i migliori frequentatori di bar mentre io, secondo spettatore, nella sedia più lontana, alzo la tazzina per portarla vicino alla bocca e soffiare sul caffè che scotta.