15 minuti
La batteria si scarica in fretta. Oppure io sono troppo lento, c’è una relazione. Tra quindici minuti il mio portatile morirà, ma è meglio di Gesù, quindi resuscita; basta trovare una presa e il sesso elettrico lo rimetterà in sesto per questa giornata vuota. L’altro giorno, passeggiando, ho pensato che il miglior regalo di dio è stato l’elettricità: lo immaginate un concerto dei DEVO altrimenti? Io no. Chiederò a E., che non mi conosce, se mi da uno spigolo di tavolo e una presa elettrica.
Il saluto meccanico non mi convince. Ho già incontrato per tre volte un compagno di corso e ciao, ciao, ciao: non è che se ci vediamo venti volte dobbiamo salutarci sempre! Stiamo diventando automatici e l’università non aiuta, ingegneria ci ostacola; finita la batteria mi sentirò morto anch’io: è una conseguenza. «Ciao.»
Scrivo di fretta e faccio errori. Le mie parole stamattina sono pigre: mi sono svegliato alle sei, alzato alle sei e venti dal letto, per andare a lezione. Se me la tiro troppo la prof viene assegnata ad un altro corso: funziona così quando mi faccio troppo desiderare. F. e G. erano a conoscenza del probabile epilogo ma hanno preferito assecondare il mio innamoramento accademico…
(Fine. Pubblico per capriccio questo post.)
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