Di settembre. Conversazione
1 – Bar – Esterno giorno (tardo pomeriggio)
U. alza il bicchiere e lo avvicina lento alla bocca per bere un sorso; lo appoggia piano sul tavolo – primo piano sulla mano – e D. inizia la battuta.
D. Metti che loro due lo fanno e lei simula l’orgasmo…
U. (Cerca nella tasca interna della giacca il pacchetto di sigarette.) Sì.
D. Come potrà rimanerci lui, aspirante attore, ad esser tradito proprio da una recitazione?
U. (Sfila il pacchetto, estrae in fretta una sigaretta, l’accende.) Se lei è brava non se ne accorgerà.
D. Sì, ma metti che lui se ne accorga: un aspirante attore che per mestiere deve saper recitare subisce l’efficacia di una finzione nella sua vita reale, quella sotto il palco che conosce al di là della professione che riveste… È disarmante, secondo me.
U. (Risatina.) Cosa dici?
D. Sì. Vedi? Il ruolo che l’attore riveste diventa un abito che non può sfilarsi. Tolto il trucco si trova immerso in un mare di altri attori bravi almeno quanto lui, ma loro non lo fanno di mestiere: è la loro indole a renderli così (pausa) bravi.
U. Okay. Quindi? Cosa vuoi farci?
D. Be’, niente: ho solo pensato l’assurdità di certi film, di certi spettacoli teatrali. Ci vivono intorno persone così brave e gentili da recitare solo per noi… Non chiedono neanche i soldi per il biglietto: semplicemente mettono in atto una sceneggiatura così buona che appare la vita vera e lo è! Mi chiedo cos’è un attore e cosa abbia in più rispetto a tante persone che mi hanno preso in giro.
U. Un attore è una persona capace di calarsi in determinate situazioni inventate e di saperle interpretare nella maniera più giusta, in quella voluta dal regista, secondo me. Nella tua buffa storia come andrebbe a finire se anche lei fosse un’attrice?
D. Non lo so, non lo so… (Pausa lunga.) È assurdo tutto questo?
U. Ti stai chiedendo quante persone sono state vere con te? Con chi sei uscito ieri sera?
D. (Enfatizzare la battuta con ampi gesti di disapprovazione.) Ma che c’entra? Ieri sono uscito solo.
U. Io non ti capisco.
D. Neanch’io però mi sto applicando.
U. (Sorride.)
D. Un giorno ci scriverò una sceneggiatura: sarà la storia di un attore che… La scena del rapporto sessuale sarà verso la quarta o quinta scena, dopo aver presentato i personaggi… Da lì inizio un percorso che accompagnerà il protagonista nell’insana ricerca di ciò che è vero o falso nella sua vita quotidiana, nelle persone che incontra: nasceranno delle domande, indagini allo specchio, cose cose così. E la serenità starà negli attimi in cui l’attore reciterà perché il suo fingere per mestiere sarà l’unica sua certezza. (Fissa il bicchiere di U. a metà sul tavolo.) Ci penso…
Tags: attore, recitazione, sceneggiatura, simulazione
Settembre 12th, 2009 at 21:24
Il mio primo pensiero, mentre leggevo, è andato a Pirandello, a quei suoi personaggi in cerca d’autore, al teatro nel teatro e tutte quelle cose imparate a scuola (avevo un gran professore, e certe spiegazioni me le ricordo bene).
Arrivata alle ultime righe è stato facile pensare alla foto che hai postato ieri…
Finita la lettura arrivano le riflessioni. E diventa tutto così complicato che è difficile commentare, dire qualcosa.
A me, di pensarmi attrice non mi va. Non sarei nemmeno tanto brava. Però mi rendo conto di come sia vero quel che scrivi, di quante persone abbiamo attorno, davvero brave a recitare. Penso a quanta insincerità c’è. Penso ai passaggi dalle persone ai personaggi, a come sono facili. Mi chiedo quante volte, e perchè, è successo di prender forma anziché essere forma.
Mi chiedo quanto è vero quello che credo vero. Anche in questo mondo che è Internet.
Mi dico che io sono io, e sono così. Senza trucco.
E se faccio parte di una recita, nemmeno lo voglio sapere: rimarrò attrice, senza mai aver aspirato ad esserlo.
Settembre 12th, 2009 at 22:47
@Emanuela L’epilogo è che le uniche certezze possibili sono solo quelle su noi stessi.