Agosto. I motivi per le foto di profilo
Agosto.
La sveglia che rompe il silenzio.
Qualcuno è in vacanza
e lei suona per ore,
che freddo che fa.
Da Agosto, Perturbazione.
Agosto: finalmente avrò qualcosa da scrivere al mio diario e quel caz*o di biografo, autore inesperto un po’ eroinomane, potrà iniziare il capitolo Agosto duemilanove del suo libretto tiratura limitata e poco successo: finora ho fatto di tutto per posticipare l’intervallo di tempo che penso trovi fine solo nel giorno del mio compleanno o in qualche data vicina (forse il suo compleanno), ma ora sono impotente, ora il caldo prepotente decide le sorti del mio quieto vivere perché non sono mai andato troppo oltre le regole: il conformismo cura.
I doveri universitari li ho messi nel cassetto il 30 di luglio. Insieme ci sono appunti, fogli scritti a metà, evidenziatori esauriti, graffette perse. Non ricordo di aver mai avuto tanta “fortuna” così in ritardo, a fine mese: sono sereno, sia per il voto ottenuto all’esame recente, sia per l’ottimismo, seppur composto, che spero mi accompagni fino agli appelli di settembre. Anche se A. sostiene che il mio futuro non appartiene all’ingegneria – sbagliando mira perché qualcun altro crede che io sappia meglio scrivere che far foto – penso di essere capace in questo percorso di studi: mi sto impegnando… Finite le vacanze dovrò dare due o tre esami, poi cercherò lavoro e piano piano concluderò un altro capitolo della vita: sembra che ci si possa leggere una trama e mi spavento; non so spiegarlo, ma non sono un libro da scrivere – biografo, prendi appunti.
È caldo. Ho scoperto, amarezza, che certi gruppi musicali locali, pluripremiati a livello regionale o provinciale, comunque poco più della sagra del porco con la mela in bocca o la festa del vino allungato con acqua, scrivono canzoni da far schifo: l’ultimo, sabato, ripeteva un verso per ritornello e strofa tanto che tutto il loro testo era ridotto a quell’insieme di cinque parole. «È caldo» ripeto allora perdio: chissà che non ne venga fuori un successo da urlare sul palco e dedicare alla tipa giù che mi guarda, occhi-bocca-bella in su, e finge di essere la mia ragazza? «Queste sono cose da adolescenti scoppiati,» dici tu, ma loro erano più grandi e magari si vantano pure di essere artisti: oggi lo sono tutti; oggi per essere alternativo non devi esserlo; la popolarità da alla testa, ma è agosto quindi addossiamo la colpa al caldo.
Devo riorganizzarmi: dare un senso ad agosto. Non amo questo mese perché: primo, io odio il caldo (semplice), m’infastidisce; secondo, i rapporti sociali si assottigliano rimango solo fino al 31!
Ieri ho iniziato a scrivere: spero di fare meglio di te, biografo. Fino al quindici non voglio dedicarmi ad altro: devo allenarmi e applicarmi anche poco tempo al giorno; ieri ho scoperto che non è una cosa semplice – lo sapevo già? – e nonostante le buone idee gli ingranaggi compositivi fanno ancora fatica a produrre parole ben legate insieme. Nel moleskine ho collezionato idee e ora devo tradurle dando loro un’apparenza estetica piacevole, che sia in sintonia con le tematiche stesse. Il progetto è quello raccogliere i pensieri in un libro e chissà se sarò mai capace di realizzare questo che, per sbaglio, chiamo sogno. Qualcuno che mi conosce solo a metà, forse di meno, ha detto che si scrive solo per se stessi: ecco, io non voglio; sennò che senso avrebbe? Si è animali sociali nonostante le apparenze e per me ho già fatto molto…
Finisco. Non mi faccio fotografare. Dal giorno della mia laurea mi tormenta un disturbo agli occhi: ogni tanto si gonfiano le palpebre, basta poco; per guarire ci impiegano mesi, come un’eternità. Dopo essere diventato miglior amico dell’oculista ho capito che la mia salute è buona, ma «sono sensibile», dice lui, e basta poco per ritrovarmi con gli occhi così. Insieme ci si mette lo stress ed è vero che queste cose accadono solo nei momenti “difficili”. Ora devo riposarmi, come suggerì P. un’estate fa, e non pensare troppo alle foto che eviterò o, al massimo, mi lascerò scattare di profilo, dall’altro lato rispetto a un anno fa perché stavolta l’occhio difettoso è quello sinistro. Ecco, non sono mai stato perfetto, ma ad agosto posso permettermelo.
Agosto 1st, 2009 at 15:52
concordo Gilberto con il fatto che ormai tutti si sentono artisti o parlano di “arte” (io ancora mi chiedo: «che ca**o è ’sta parolaccia?» e nessuno mi ha mai risposto)… secondo me fratello affronti male il problema: dovresti prendere il tuo status di Facebook più stupido, che abbia al massimo sei parole e due segni di punteggiatura e aggregarti al loro stile (ed iniziare a far foto senza usare il cervello a ragazze che hanno soltanto belle tette giusto perché «fa figo» :-)).
«è caldo. è caldo. è caldo. è caldo. è caldo.», ecco, il sottofondo della motozappa fuori dalla finestra ci può stare, che aspetti a prendere un microfono?
Agosto 1st, 2009 at 17:39
Anche E. sostiene che il lavoro dell’ingegnere non ti si addica: non so, è come…boh, è come pensare me, bionda. (Oddio, no, no, no!).
E se devi essere Ing. per me significherà Ingegnoso.
La cosa strana è che non so cosa ti si addice: ma è facile per me che non ti conosco non sapere dove meglio ti senti; io spero che tu abbia un’idea, anche piccola e sfocata.
Intanto ti auguro buon lavoro, per quel tuo sogno (a cui io credo).
Fa caldo, sì, e pure io odio agosto, e quest’anno mi spaventa: sono più sola del solito e mi annoio. E allora se devi scrivere una canzone, non continuare solo con quel lamento: sai scrivere molto meglio,eh!
Agosto 4th, 2009 at 22:31
@Emanuela Non parlar male dell’ingegnere! Com’è un ingegnere? Cosa sono io? e perché? Ci penso oppure mi distraggo un poco?
Agosto 5th, 2009 at 00:20
Gli ingegneri che conosco io sono quadrati e di un unico colore, elegante ma scuro e freddo.
Tu hai più forme, e più sfumature. Come un gioco che facevo da bambina: guardavo da un tubicino di vetro dei ritagli di carta riflettente. Era sorprendente.