I resoconti della camera oscura

Camera oscuraL’odore di acido non è così forte come un poeta romantico potrebbe scrivere prendendo appunti sul suo moleskine. Rilevatore e fissaggio, quelli venduti fotografo, sono trasparenti e li distinguo dalle etichette bene incollate alle bottiglie: per l’Ornano Bromor ST 50 c’è anche una colonna, a destra che riassume i possibili danni alla salute e suggerisce come meglio la sostanza. Non sento nessun sapore…

Era almeno da gennaio, febbraio, al massimo dal 14 di quel mese – per non pensare San Valentino – che avevo in testa un capriccio. Sono apatico, ne son certo, ma accade spesso che matura un’idea e ne accetto la presenza solo avverando il “sogno” che essa contiene: volevo sentire l’emozione di sviluppare da me le foto, di vederle nascere pur ignorando il metodo e le reazioni chimiche. Basta poco per smuovermi e dal niente sono riuscito a documentarmi perché internet è un gran dono; ho trovato in prestito il necessario e ho capito cosa bisogna fare prima, cosa poi, i loro tempi; insomma ho insegnato a me stesso la teoria della fotografia analogica (in bianco e nero).

Il bagno di casa non è grande. È una stanza tipo da appartamento: ci entra il necessario e non è uno di quei luoghi ricchi dove guardandosi allo specchio si finisce con gli occhi all’arredamento circostante, più prezioso, forse, pure della propria immagine. Serve acqua corrente per le operazioni di sviluppo e stampa: non c’è un luogo più adatto del bagno a casa per allestire una camera oscura e, in fase di stampa, illuminarlo solo con la lampada rossa che se l’occhio non si abitua non vedi un caz*o. Prima occorre tappare tutte le fessure dalle quali potrebbe entrare della luce e rovinare le stampe: è così che si giunge ad una stanza che, oltre ad allontanare contaminazioni luminose, “protegge” dall’aria buona; dentro, accogliente, si soffoca.

L’operazione di sviluppo presenta solo una difficoltà: l’inserimento della pellicola nella tank. Sebbene una spirale di plastica con meccanismo fatto apposta per tirarsi dentro la pellicola agevoli tale compito, la mancanza della luce – è l’unica operazione da fare al buio completo – ed eventuali blocchi della pellicola rendono poco immediato il procedimento. Dopo aver protetto dalla luce la pellicola si inizia con il procedimento chimico: è semplice rispettare i tempi, i risciacqui e tutto il resto. Poi si asciuga.

Sta nella stampa la poesia della fotografia. È la luce rossa a colorare l’ambiente caldo e un poco umido che sembra sudare. Dopo aver colpito la carta fotografica, proiettando l’immagine del negativo, si ha in mano un foglio ancora bianco; solo quando, dopo circa un minuto nell’acido rivelatore, si vedono comparire i contorni più scuri, poi, piano piano, i grigi, si sente l’emozione forte di questo potente strumento espressivo (la fotografia). L’arte – non voglio abusare della parola – prende vita in questa fase: è questo il momento in cui si può toccare quello che l’occhio prima ha visto.

È caldo nella camera oscura. Si potrebbe parlare di come è comparsa ogni fotografia sulla carta, ma è un discorso noioso. Ho sentito ieri potente la carezza di una piccola passione che ho visto come dal nulla possa comparire un ricordo, un momento impresso sulla pellicola. Non ho più parole, né immagini: ci sono emozioni che si possono solo provare e non si sanno raccontare.

Su Facebook: Appunti della camera oscura.

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11 Responses to “I resoconti della camera oscura”

  1. leot Says:

    Gilberto, l’ultimo paragrafo mi ha colpito veramente: ciò che si prova mentre la carta affoga nella bacinella del rivelatore di sviluppo è qualche cosa di indescrivibile, riemergono sensazioni mentre si dà all’occhio ciò che cercava o semplicemente immaginava.

    sviluppare e stampare da se non vuol dire soltanto risparmiare un po’, poter controllare meglio tutto il procedimento o ottenere una stampa come si desidera; è anche vivere ciò che è passato davanti agli occhi qualche istante prima, trasformare un pensiero, un’idea, buona o brutta che sia, qualche cosa che si aveva tra le mani o nel cervello più o meno completamente bianco in un mezzo concreto.

    voglio rifarlo.

  2. Emanuela Says:

    Invidia e ammirazione. Anzi, al contrario: Ammirazione e invidia (quello che mi fai provare).
    E’ una magia per me quel procedimento. Una magia che proprio non riesco a immaginare.
    E’ strano: credo di averne di immaginazione, anche per le emozioni: spesso le vivo sognandole… Eppure questa…Questa non ci riesco.

  3. Anonimo Says:

    Hai scoperto l’essenza della fotografia, credo, la sua magia. E come dice Emanuela, ammirazione e invidia, perchè il digitale non regala questo tipo di sensazioni…

    Vale Compulsiva

  4. Gilberto Says:

    @leot Rifarlo? È tanto caldo per la camera oscura.

    @Emanuela Non invidiare, per carità: il digitale è più semplice e le soddisfazioni sono solo nel risultato finale che va oltre l’uso di determinati strumenti,

    @Vale In fondo dovresti badare solo al risultato… Io sarei molto più soddisfatto di foto come quelle che fai tu piuttosto che stampare un foglio di carta fotografica.

  5. m a d d a l e n a Says:

    ‘ho insegnato a me stesso la teoria della fotografia analogica’.

    Gilberto.
    Credo che per me sia tutta una questione di pigrizia. Mentale e fisica.
    Qualcuno, a me molto caro, mi ha regalato tutta l’attrezzatura (un po’ vintage, lo ammetto, ma perfettamente funzionante e funzionale) per lo sviluppo e la stampa. Bene, sono ancora impacchettati che giacciono sul soppalco in garage.

    Però… vorrei riuscire a provare anche io le emozioni di cui racconti.

  6. Gilberto Says:

    @m a d d a l e n a Trovati un posto in cui riesci a far buio per il tempo di caricamento della pellicola nella tank e per la stampa, dove ci sia anche tanta acqua… Occupa il bagno: non è troppo difficile sviluppare e stampare per avere risultati discreti: poi per migliorarsi occorre molta cura, credo. Io sono ancora inesperto: ieri ho acquistato su internet un nuovo acido per lo sviluppo perché il mio era poco documentato. Vedremo.

  7. m a d d a l e n a Says:

    sarà piuttosto difficile occupare il bagno. i miei genitori restano ancora perplessi quando aprono il frigo e trovano i rullini ben riposti nello scomparto accanto a quello delle uova.

    attenderò di tornare a bologna.
    nel frattempo mi documenterò.

  8. Gilberto Says:

    @m a d d a l e n a Io quando ho sviluppato avevo mio padre un po’ incaz*ato, poi in realtà ho saputo che, non sentendo né me, né mio fratello in bagno, temeva qualche intossicazione con gli acidi! :D Per la stampa ho adoperato un sabato pomeriggio vietando a tutti di entrare in bagno.

  9. GIOACCHINOI Says:

    CHE DIRE. BUONA STAMPA A TUTTI, AUGH!
    IO SONO UN FOTOGRAFO PROFESSIONISTA.TUTTO SOMMATO LA FOTO DIGITALE MI SODDISFA….MA IL BIANCO NERO IN C.O. QUELLO E’ TUTTO UN ALTRO DISCORSO.
    E NON LO DICO TANTO PER DIRE E’ PROPRIO COSì, E’ TUTTA UN’ALTRA STORIA. FORSE SARA’ ANCHE PERCHE’ DAL MOMENTO IN CUI FAI LO SCATTO AL MOMENTO IN CUI STAMPI PASSA QUEL TEMPO NECESSARIO A DIMENTICARE L’IMMAGINE (ALMENO PER ME) POI IN QUEL LUNGHISSIMO MINUTO RIVEDI RIEMERGERE DALLA MEMORIA L’IMMAGINE DI QUEL SOTTILE RICORDO VISIVO CHE STAVA INIZIANDO A DILEGUARSI REALIZZANDO CONCRETAMENTE LA TUA IDEA. GRAZIE PER LE VOSTRE ESPERIENZE

  10. GIOACCHINO Says:

    scusate ma il mio nome è gioacchino

  11. Gilberto Says:

    @Gioacchino Io sto provando sviluppo e stampa più per la possibilità di usare vecchie macchine che per altro: in questo modo risparmio anche evitando il fotografo per le operazioni che posso svolgere a casa. Stasera, però, non è andata bene: ho, prima, sbagliato le dosi del rivelatore per lo sviluppo; poi ho rotto il termometro. Giornataccia!

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