Corridoi
[Tu, lettore, immagina quello che io non scriverò.]
Quindi fuggo. Di starmene qui, tra quattro pareti spoglie, l’armadio vuoto e la scrivania solo un poco coperta di appunti, non ne ho più voglia. Fisso per l’ultima volta ogni dettaglio della stanza per imitare distrattamente Cincinnatus C., personaggio del romanzo Invito a una decapitazione di Vladimir Nabokov: non trovo il ragno così familiare e manca pure una fessura piccola da cui scorgere l’alba e il tramonto; tengo la serranda abbassata perché il sole alto batte forte da quel lato. È caldo.
È luglio e non mi posso lamentare. L’estate violenta il giorno e la notte non mi risparmia dopo che per tutto il pomeriggio la luce solare ha versato da questo lato il suo calore. La mia stanza diventa un forno e non si riesce mai a prender sonno quando la sera si è stanchi. Spesso penso e nessuno immagina tutte le parole che potrei scrivere facendole sbocciare come fiori inaspettati in primavera e sogno meglio di quando dormo…
Torno indietro nel tempo. Ho deciso di fuggire: ovvio che qualcuno mi ritroverà qui o altrove; è chiaro anche che c’è qualcuno che io voglio incontrare, ma ora scappo. Evado dal calore umido della mia stanza: fino alle 19 è aperta la biblioteca e penso che mi rifugerò là. Ho scoperto solo di recente il clima che si prova studiando in quel luogo: forse non ho mai conosciuto il silenzio seppur spesso so stare solo; continuo con altre domande, ma non ve le racconto. Porto con me i fogli da leggere, così maltrattati da far compassione, un quaderno e l’astuccio. Il quaderno mi serve per scrivere: poesie?, racconti?, cosa? In parallelo vedrò allineati gli scaffali coi libri e corridoi tra di loro; in fondo c’è la lunga vetrata dove entra tanta luce; in silhouette si vede me e io prendo nota, io scrivo.
Tags: biblioteca, corridoio
Luglio 9th, 2009 at 15:28
Io immagino.
Luglio 10th, 2009 at 08:04
FUGGIRE:
Immagino….immagino quando da bambina mi piaceva giocare a guardie e ladri ….io adoravo fare il ladro, rubbare, scappare il nascondermi lo facevo così bene che il gioco durava per ore.
Penso che in fondo non ho mai smesso di giocare….
Ma adesso sono “grande”….e il gioco è più complicato, ma io sono sempre brava come quando ero bambina.
Solo che ora il timore non è più quello dell’essere scovata….il timore è il dimenticare.
Attenzione non mi spaventa essere dimenticata, quello non mi sfiora, la mia preoccupazione è accorgermi di quanto poco tempo ci metto a scordarmi delle persone vicine a me……..
Perchè ci si allontana così in fretta?
Sarà una forma di autoprotezione al dolore?
Non so rispondermi ma forse è perchè sono troppo abituata a questo traffico che ho nel cuore…..e forse sono poche le persone rimaste e troppe quelle espatriate.
Luglio 10th, 2009 at 09:14
@Emanuela Buona immaginazione.
@Tata Io da piccolo ero un genio a nascondino e non rubbavo, bene educato. Fuggire in biblioteca ha però un senso diverso: sa di evasione legalizzata. (Anarchia.)
Luglio 10th, 2009 at 09:54
Neanche io “rubbavo”.
Io se scappo…lo faccio alla grande e a volte per sempre.
Speriamo di imparare a smettere.