Jocelyn Pook. Una sera: lunedì
Un manipolo di nuvole copre la luna.
Due note – lievi – ed è di nuovo nuda.
Scoperta nel cielo, un lenzuolo scivola
e riappare chiara, pallida la luce: Lei.
Immobile, lì, colma d’eleganza la notte
e ogni distanza appare impossibile, qui;
come pensarla un sogno e lo è.
Luna da quaggiù vali tanto, lo sai?
Guardo i porti per cui tu sei il faro
e i mille marinai non remano a largo.
Non soffia vento stasera: notte calma.
Una tavola blu conquista l’orizzonte:
vorrei affogare, mare, perdermi per te.
«Seguo la luna,» dico. Vado…
È lì. La luce non si estingue così,
ma è regina di questo tempo lento.
Si apre la finestra e le speranze,
loro sì, son capaci, iniziano a volare.
Arriva il pensiero che anela a lei,
la speranza che veglierà, una sera,
sui miei sogni migliori.
Luglio 6th, 2009 at 22:50
Una poesia.
Mi ha fatto pensare a quel tuo concorso…com’è andato?
Luglio 6th, 2009 at 23:00
@Emanuela Anche a me ha fatto pensare a quel concorso! (Mi viene troppo da ridere.) È andato male, ma io non sono uno scrittore, nemmeno un poeta; ripeto: sono un ingegnere.
Luglio 6th, 2009 at 23:04
E non le puoi pubblicare qui le poesie del concorso?
Così giudichiamo anche noi lettori?
Luglio 6th, 2009 at 23:13
@Emanuela No. anche perché di due poesie che potevo mandare ne ho scritta solo una perché ero poco ispirato: una poesia che hanno letto in pochi, pochissimi; a volte penso che non l’abbia letta nessuno. Comunque non era un’idea “comprimibile” in versi: la sto adattando per una sceneggiatura: prima, però, il racconto.