Un cellulare
Non vado spesso a correre. Per questo motivo perdo in poco tempo il fiato: mi sono sufficienti dieci giorni senza uscire a ricevere aria che già ho l’allenamento di un professionista della poltrona e mi odio (senza esagerare). Adoro, quando ho tempo, inseguire chi va più veloce di me e, goffo, fare la stessa strada; poi, dopo il passaggio a livello c’è la salita dove finisce la strada asfaltata: inizia la “libertà” polverosa delle vie che cavalcano le colline.
Oggi è sabato: prima ha piovuto, ma il sole ha concluso la giornata, puntuale per il tramonto. Esco. Infilo le scarpe, controllo le chiavi di casa, afferro il telefono – non si sa mai – e scendo le scale. Dopo dieci minuti, forse meno, calpesto gli ultimi metri di asfalto: l’orizzonte in salita mostra la fila dei pali dell’elettricità, qualcuno è inclinato; a destra, invece, l’oro colore del grano si sta spegnendo, sbiadisce con la velocità del sole mentre si nasconde basso.
Corro. Faccio sempre la stessa strada, ma non mi assale la noia: la stanchezza anticipa e io mi gonfio di soddisfazione nel sentire le gambe indolenzite, l’aria che mi colpisce in volto, il fiato che manca ma non muoio. Intorno si aprono paesaggi conosciuti e per ogni stagione di diversi colori: non sopporto le case che spuntano rare qua e là negli incroci delle linee dei campi, ma non posso farne a meno: esistono. Più volte ho visto i quei luoghi pensando a foto sempre rimandate, poi dimenticate. Oggi no. Ho rallentato la corsa, un passo veloce, poi lento, infine fermo: c’erano scenari curiosi, abbandonati, interessanti e, come lo scrittore prende appunti sul moleskine, io avevo con me un cellulare economico – non si sa mai, conviene portarlo – e la sua piccola fotocamera di qualità bassa-bassa.
Ho osato. C’erano delle vasche vuote, c’era il tramonto. Per una volta non mi sono neanche vergognato di post-produrre foto fatte con un cellulare e poi messe online: non sono granché, sono idee, appunti; al momento bastano.
(Altre foto nell’album Facebook: Appunti distratti di quella cosa chiamata esistenza.)
Tags: cellulare, corsa, fotografia, telefono
Luglio 5th, 2009 at 11:57
Dopo aver visto dove vai a correre tu, credo che alla lista delle “scuse” che uso quando non ho voglia di farlo, aggiungerò “correre in mezzo ai capannoni della zona industriale è deprimente”.
Ho ripreso mercoledì io, a correre, dopo quasi un anno di zero sport. Dopo mezzo kilometro stavo andando in affanno, e le gambe un po’ cedevano. Ma non ho mollato. Hai descritto benissimo quel momento in cui ti sembra di morire, e non succede. Sono pochi i metri in cui ci si sente così, basta non mollare, insistere, e poi passa, e si prende il ritmo, e si riesce a concludere il giro che ci si era prefissato.
Per due giorni poi ho avuto dolori ovunque, dalla vita in giù. Fianchi, anche, ogni muscolo delle gambe…Poi passa, e sembra una magia come il dolore fisico giorno dopo giorno si senta sempre meno.
Questa settimana ritenterò. Sempre lo stesso giro, e spero di sentire quel momento che mi avvicina al morire, ogni volta qualche metro più in là. (Anche vicino a casa mia ci sono delle colline, ma il giro diventa parecchio più lungo: ho bisogno di allenamento).
Dovrei essere costante però. E non è una qualità che mi appartiene. E so giustificarmi benissimo ogni volta che mi manca la voglia, e la pigrizia mi assale.
Ps. Pensavo dovessi comperare il lettore MP3, ma il cellulare economico mi sembra migliore per i tuoi appunti!
Luglio 5th, 2009 at 13:11
@Emanuela Ora ho anche il lettore mp3 nuovo che non è quello di cui parlavo ieri mattina perché l’ho sostituito con un altro che sulla carta è migliore: made in china, ma designed altrove, forse in Olanda. Ho speso qualche euro di più, ma l’altro non andava come il negoziante aveva promesso. Strano, però, che mi è quasi costato meno il telefono cellulare che il lettore mp3: con le cose indispensabili riescono sempre a mettercelo in c*lo! (Che volgarità.) È che per me la musica, nella mia quieta solitudine e socializzazione selettiva, è una componente fondamentale e non potevo aspettare sei, sette mesi come ho fatto con il telefono che mi facevo prestare qua e là per esser ancora “presente”. Corro? Per un attimo volevo gettarmi in quella vasca vuota, steso, rimanerci: che senso avrebbe avuto? Mi stanco. Allora buone corse a te per le zone industriali e fai qualche foto così confrontiamo.
Luglio 5th, 2009 at 16:42
Anche per me la musica non deve mancare mai.
In realtà il lettore MP3 lo uso meno del previsto: quando corro (e vediamo se riesco a mantenere i buoni propositi), e quando prendo il sole in giardino, mentre leggo. Quando sono in vacanza (e spero che Agosto arrivi in fretta), e quelle rarissime volte che mi sposto in treno, o devo prendere un aereo.
Le otto ore al lavoro senza musica sono una sofferenza.
E adoro ascoltare musica in macchina: a volte mi capita di allungare il tragitto solo per ascoltare un pezzo in più.
Non so se mi verrà da fare qualche foto, quando vado a correre: a me non mi si presentano quelle file di vasche, quei campi colorati…quì c’è tanto asfalto, tanto grigio, cappannoni vetrati, e cartelli stradali.
Luglio 5th, 2009 at 20:13
@Emanuela È bello anche fotografare i quartieri industriali (esempio).
Luglio 5th, 2009 at 20:53
Sì, ma tu sei tu (bravo, o “capace” come preferisci).
Mh. Proverò. (Forse)
Luglio 5th, 2009 at 21:21
@Emanuela Ma dove sono bravo? Non dire sciocchezze!
Luglio 5th, 2009 at 21:44
Beh, uff. Io sono piccola e inesperta. E per ME, tu sei bravo.