La moquette sul soffitto attutisce i passi svelti dei pensieri
Non commento. Facebook s’incaz*a se tento di scrivere qualcosa; ogni parola appesa un articolo, a una foto, a qualunque altra “libera” espressione virtuale rimane lì, immobile e non pubblicata. Non posso dire d’averci fatto il callo perché sarebbe anch’esso virtuale, cioè una chimera. Il messaggio di risposta proposto dal sito è lo stesso di una settimana fa: “You are blocked from making wall posts due to continued overuse of this feature”. Attendo.
L’estate è immaginaria – c’è qualcosa di vero stamattina? – e soffia un’aria fredda da destra a sinistra, poi torna indietro, da sinistra a destra: nessuno sembra essere a proprio agio con le maniche corte. Il corridoio verde, che ha almeno altri tre nomi, lo chiamavamo «corridoio magico» con il Red quando uscivamo dal bar, dopo un caffè, e lo percorrevamo lenti e sbadati con camminate diverse dalle sfilate delle ragazze di Edile e Architettura; oggi a quota 155 è freddo: strano. Non importa: se tutto dev’essere falso lo è anche la temperatura. Fuori il cielo è fotograficamente interessante, ho appena visto, ma non scatto nessuna foto: vi interessa il porto di Ancona?
Erano le 8.02 quando ho occupato questo tavolo. A quell’ora accanto ce n’era un altro vuoto. Prendo spesso questo posto perché adoro osservare le persone da vicino e chiedermi domande su coloro che occupano il tavolo di fianco e finché nessuno si siede immagino chi può mettersi lì con l’avidità innocente del bambino che sta per scartare un regalo nel giorno del suo compleanno. So che è un’esca: questi sono posti ambiti. La rete wireless viene attivata alle nove e fino a quel momento mi occupo di altro.
Eclipse va. Ho “aggiustato” il codice del plugin, provato il programma d’esempio, commentato qualche riga perché sennò non ci capisco più niente; l’acronimo CHS sta ad indicare l’insieme di coordinate per raggiungere un blocco del disco e qualche contraddizione tra i costruttori della classe l’ho risolta con impeto fascista! (Marco, ho modificato facendo in modo che il mio codice funzioni come nel main d’esempio.) Devo prendere un appuntamento per far vedere l’andazzo generale del progetto: forse giovedì quindi ho tempo.
Filippo è un disertore. Avevo l’impressione di essermi messo d’accordo con lui per vederci stamattina in facoltà ma: 1) ho capito male o 2) lui ha perso il treno oppure 3) la musa l’ha raggiunto a casa e sta facendo l’artista. Stamattina si sarebbe lavorato alla tesina per un altro esame, uno di quelli che mi mancano perché io ho il lusso dell’imbarazzo della scelta. Filippo ancora non c’è e stamattina sentivo d’aver preso il tavolo giusto: a sinistra c’è una ragazza biondina con un’amica, niente di ché; a destra ci sono due tipe, una è carina, ma ha il seno piccolo per essere una «tua» musa. Ogni tanto sfila una studentessa e in mano porta fogli più grandi di lei. L’aula alle mie spalle è piena di gente che sta studiando e chiacchierando: c’è anche l’amica della musa, la musa di Filippo, ma non ho visto lei.
Ora ho fame. Accanto si è iniziato a parlare di foto (paesaggi) e giardini botanici: io sto zitto perché non ne capisco niente. Mi sono alzato alle 5.20 e non mi pesa perché pure il sonno è un’invenzione della mente. Se esce qualcuno dalla porta di fianco e mi pianta un coltello nel fianco avrò novità da raccontare.
Tags: ancona, q155, universita
Giugno 23rd, 2009 at 17:40
Quando arrivo alla mia postazione, in ufficio, non ci sono sorprese (se non in vari possibili documenti, carte, o al massimo messaggi su post-it colorati che mi posso trovare sopra la scrivania). Non ho modo di aspettare qualcuno di diverso.
E allora alleno la mia immaginazione prima di arrivare, mentre sono in macchina: osservo le persone che guidano. Riesco a descrivere tutti i patentati che ho incontrato, senza però sapere su che tipo di macchina stavano. Guardo le facce, assonnate, o già arrabbiate, sempre di fretta, ora spesso con gli occhiali scuri ché il sole al mattino (quando c’è) da fastidio.
E creo film inutili sulle loro mete, le loro vite, le loro possibilità.
Poi arrivo al parcheggio. Inizia la giornata.
Oggi fa freddo, anche qui.
Giugno 23rd, 2009 at 19:01
@Emanuela Raccontami una storia delle persone che vedi!
Giugno 23rd, 2009 at 19:12
Dopo lo faccio: promesso.
Ora c’è la cena da preparare.
Giugno 23rd, 2009 at 20:54
Come promesso: sono qui con una delle mie stupide storie.
Mmmm…Vediamo….Non ti voglio raccontare quella triste del papà (Carlo?…sì: ha la faccia da Carlo) che accompagna a scuola il figlio di circa 10-11 anni..e che continuo a incrociare nonostante le scuole siano finite perchè ora lo accompagna all’attività ricreativa estiva per ragazzi in parrocchia.
Quella di Matteo, il ragazzino età da scuola media che tutte le mattine fa diventare rosso (di rabbia) anche il viso di tanti autisti assieme al semaforo, per far scattare il verde dalla sua parte e attraversare al passaggio pedonale, te la racconto a Settembre, quando lo rivedo, così ti dico anche com’è cresciuto (Mi manca).
Oggi ti racconto quella di Stefania, perchè mi va una storia bella. (va bene?)
Stefania ha i capelli corti. Ha 34 anni. Sembra felice. E io credo lo sia davvero: è l’unica di quelli che vedo a non essere ancora addormentata mentre guida. Ha lo sguardo vispo, gli occhi attenti: sembra che i suoi occhi siano sempre in cerca di novità. (Più di qualche volta ha incrociato anche il mio sguardo).
Lei non ha un orario di lavoro “fisso”. Non la incrocio tutti i giorni. Lavora in una comunità di recupero, per quelle persone che a un certo punto si perdono un po’. Ci sono anziani, uomini, donne, anche qualche giovane della sua età.
Indossa sempre qualcosa di colorato. Ascolta sempre musica, e spesso dondola la testa seguendo il ritmo, o tamburella le dita sul volante. A volte muove le labbra: canticchia le canzoni.
Ogni giorno lei è là, in quella “casa-famiglia” e ogni giorno sa che sarà una sorpresa. Ama il suo lavoro. Anche per questo: perchè anche se ci si può aspettare di tutto dai “matti”, lei crede che tanta sincerità non si trovi da nessun’altra parte. Crede che non esista altro posto come quello dove amore faccia così rima con dolore. E’ grata a ognuno dei suoi “ragazzi” perchè ognuno di loro le ha insegnato qualcosa, perchè tutti l’hanno fatta ridere, e l’hanno fatta anche piangere. Tutti l’hanno fatta sentire viva.
E’ anche un po’ cinica: è costretta ad esserlo, a volte. Ha capito, tanti anni fa, al primo tirocinio, che se non imparava cos’è il distacco professionale, in quella casa ci finiva lei.
Stefania ha i capelli corti. Ha 34 anni. Fa un lavoro che ama. Ha raggiunto un suo equilibrio. Ride tutti i giorni. Qualche volta si commuove, e qualche volta soffre un po’.
Stefania sa sorprendersi.
Ottobre 21st, 2009 at 21:16
Sai stamattina ho rivisto “Matteo” (?), quel ragazzino che va alle scuole medie e per attraversare la statale fa scattare il semaforo pedonale, facendo incazzare tutta la gente che di fretta va al lavoro.
Le scuole sono iniziate da un po’, non so come mai solo oggi l’ho visto. Forse fino a ieri andava in bicicletta, poteva partire un po’ più tardi…oggi era prevista la pioggia, e l’ho incontrato a piedi, come tutte le mattine fino a giugno.
E’ cresciuto. Sono passati 4 mesi ma è cresciuto! E’ più alto, e anche i capelli son più lunghi, lisci, biondi. Aveva lo zaino in spalla, l’ombrello in mano, e a tracolla una chitarra, dentro la sua custodia…
Non so quanti anni ha, forse (dall’altezza) potrebbe fare la terza media. Sta diventando un adolescente.
Chissà che sogni che fa? Chissà se gli piace, e quanto, suonare la chitarra. O se lo fa perchè costretto dalla scuola. Chissà che musica ascolta? Chissà se trova in qualche genere musicale un po’ di sé. Chissà cosa sogna di fare da grande? Chissà…
Novembre 1st, 2009 at 23:01
Bè, che ometto Matteo!