Il mio divieto di parlare

Coccolo il mio divieto di parlare giunto una settimana dopo gli otto giorni del precedente silenzio forzato: sembra che Facebook ci stia prendendo gusto con me. Eppure non sa neanche come reagisco, l’espressione del mio volto quando appare il messaggio che ora conosco; è lì, ogni volta che tento di commentare. «Stavolta per quanto tempo non mi farai parlare?»

Me lo sentivo. Domenica o sabato – non ricordo – mi sono reso conto che stavo scrivendo di fretta e troppo sul sito, ma non mi sono fermato. C’era un’accesa discussione in corso, un botta-e-risposta attraverso i commenti allo status di un mio contatto: riguardava l’ipocrisia dell’italiano medio, della “furbizia”, tanta quanto la stupidità. In quel discorso io ero dalla parte sbagliata ovvero CONTRO e poco importa specificare perché sto andando fuori tema. Basta sapere che avevo la consapevolezza del troppo scrivere e pensavo di essermi fermato in tempo: ma è dipeso da quello il mio blocco attuale su Facebook? Non lo so.

Non commento. Avevo intenzione di pubblicare un bel post sul blog, ma non avevo previsto l’argomento: ecco, invece, che mi si presenta un tema, forse ripetitivo, sicuramente riconosciuto; ho la bocca tappata e non saprete mai se sorrido o son triste.

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2 Responses to “Il mio divieto di parlare”

  1. leot Says:

    Facebook nei tuoi confronti Gilberto sta diventando un antisocial network.

  2. Gilberto Says:

    @leot Secondo me ha capito che io sono un tipo antisociale.

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