Pigra Roma
Pausa. Questo vento spazza via le sigarette senza filtro e la cenere vola via coprendo distanze che gli occhi non sanno: al primo piano ogni palazzo intorno, edifici di borgata, è un ostacolo; il sole forte, mitigato dall’aria fresca abbaglia nell’urto coi vetri delle bottiglie vuote; io sto come la definizione sintetica del termine immobilità. Tutto vive, tutto intorno subisce un moto che male si racconta a parole; io, inoltre, non sono neanche tanto bravo. Scrivo (breve).
Dentro gente più esperta di me lavora a foto costruite sopra belle idee: guardo la pigrizia di Riccardo mentre di dondola e lascio ustionare il braccio destro dalla luce per chiudere il conto aperto un paio di giorni fa nel giro in centro come turista. Ho fatto foto, ma non tante come volevo, non solo scatti da turista perché ogni volta che sono nella capitale evito quei lati della città: frequento gente, conosco, subisco i rapporti umani, ma il senso è positivo. Le mie non sono foto belle, in generale, ma qualcuna l’apprezzo più di altre – sono molto duro con me stesso. Il mouse rovesciato sopra il tavolo si abbronza; gli uccelli cantano; io balbetto le dita di una tastiera.
Dormo poco: pausa. Martina, ieri, ho letto su FB, ha promesso di uccidermi, ma ancora non l’ha fatto perché oggi è impegnata e ha i capelli belli. L’ordine di quel che scrivo è confuso e spengo il computer, vado via: non ho un biglietto per il ritorno – lo comprerò, – rientro in casa… (Qualcuno in questi giorni ha anche tentato di fotografarmi.)
Giugno 2nd, 2009 at 18:51
Sembra siano state giornate buone; io ne sono felice per te.
Non è vero che non lo sai fare bene (scrivere), come non è vero che le tue foto non sono belle.
Buon rientro.
Giugno 3rd, 2009 at 23:07
@Emanuela Io ho dubbi sulla seconda parte di me: non è abbastanza?
Giugno 4th, 2009 at 18:37
Cosa non è abbastanza?
Tu sei troppo duro con te, non solo “molto”. Credo che ad esserlo un po’ serva, ma esserlo troppo forse si sbaglia.