Progenie
«Pigliate ‘na sbornia, poi vai a durmì», mio nonno.
Domenica: il mio pranzo è sempre breve. Sono un cattivo nipote, non uno di quelli come-si-deve; a tavola mastico in fretta ogni boccone, ingoio, poi vado via; saluto ma forse lui, seduto, neanche mi ha sentito: non è la vecchiaia, ma l’abitudine. Sono un errore? No, non me lo ha fatto mai pesare: i miei antenati, scorza dura, sono così: l’affetto non lo si manifesta; lo si matura.
È un caldo già intenso qui: apro le braccia imitando un crocifisso e la temperatura m’investe. Penso lento a quel giorno in cui la testa più non poserà sul suo braccio venoso e la sua mano con la fede mal coprirà la fronte; questa vecchiaia è un gran dono. Mio nonno non lo dà a vedere, ma è limpida l’impressione che nella sua ignoranza, nelle sue superstizioni, ha vissuto e, giuro, vive un’esistenza più serena della mia. Arrivando a questa consapevolezza mi giunge una fitta al cuore: non sono un errore, ma una delusione, perché io mai sarò un umile eroe come mio nonno. Lui scherza – il tono della voce non cambia. dice: «Voglio vedere come sarete voi a ottant’anni.» Sicuramente meno felice, se sarò, e un poco più codardo, per debolezza – penso io, ma sto zitto.
Mi ubriaco e vado a dormire? Potrei concludere così la domenica, ma, perdio, per tutte quelle credenze antiche, non ora… Ci sarà il giorno che riempirò il bicchiere di sangue rosso, cioè vino, lo alzerò, brindando al tuo nome, lo urlerò: «È per te.»
Maggio 17th, 2009 at 16:19
Mi hai fatto venire in mente la canzone di Guccini, che è così tanto che non ascolto:
“Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita,
a tutti i volti visti dalla lampadina antica,
a quell’ odore solito di polvere e di muffa,
a tutte le minestre riscaldate sulla stufa,
a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo,
a come da quel posto si può mai vedere il mondo,
a un’ esistenza andata in tanti giorni uguali e duri,
a come anche la storia sia passata fra quei muri…
Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce
la vita, com’è fatta e come uno la gestisce
e i mille modi e i tempi, poi le possibilità,
le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità
e ancora mi domando se sia stato mai felice,
se un dubbio l’ ebbe mai, se solo oggi si assopisce,
se un dubbio l’ abbia avuto poche volte oppure spesso,
se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso…
Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo
di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo:
non posso o non so dir per niente se peggiore sia,
a conti fatti, la sua solitudine o la mia… ”
E, anche se con 15 anni in meno, mi fa pensare a mio padre.
Maggio 17th, 2009 at 16:54
@Emanuela È da tempo che non ascolto Guccini: devo riascoltarlo.
Maggio 18th, 2009 at 00:03
Anch’io.
Maggio 18th, 2009 at 15:23
Potevi concludere la domenica in maniera molto diversa..alla faccia di tuo nonno, della sbornia e del caldo
Maggio 18th, 2009 at 21:48
@M. Eh! Ma nonno poteva pure aver ragione…